La Regione avverte: «C'è la legge, basta pasticci»

L'assessore Beccalossi chiede a Palazzo Marino una vera e propria variante urbanistica

Maria Sorbi

A Milano «basta pasticci» sul bando delle moschee, il Comune ne ha già fatti fin troppi. L'assessore lombardo all'Urbanistica, Viviana Beccalossi, propone di ripartire dalla legge regionale per mettere ordine sull'argomento e impostare come si deve un nuovo bando. Quella stessa legge di cui lei stessa è stata autrice e che le è valsa il titolo di lady moschea.

«Rispetto delle leggi vigenti. In materia di nuove moschee il Comune di Milano deve partire da qui - ribadisce l'assessore regionale -. In primis da quella regionale per la realizzazione di nuovi luoghi di culto. Dopo il pasticcio del bando per la costruzione di una grande moschea, la giunta Sala si concentri sulla variante generale al Piano di governo del territorio (Pgt) che richiederà diversi passaggi amministrativi e tempi non proprio stringati. Infatti, senza di essa qualunque nuova iniziativa sarebbe vana».

La Regione Lombardia sta affrontando il tema moschee con un parola chiave ben fissa nella mente: la sicurezza. Con questo spirito il Pirellone ha avviato una raccolta di segnalazioni sulla presenza di moschee, centri culturali e scuole coraniche, «soprattutto - spiega Beccalossi - per individuare situazioni poco chiare o palesemente abusive».

Ancora per una decina di giorni, e cioè fino alla fine di ottobre, la regione Lombardia è impegnata in una specie di mappatura, un censimento teso a raccontare la situazione e la convivenza con gli islamici e i loro luoghi di preghiera nei vari comuni della Lombardia. Chi ha un bando regolare, chi racconta di preghiere abusive negli scantinati o a cielo aperto. Per ora all'appello per fotografare la situazione hanno risposto 576 sindaci.

«Tra questi - spiega l'assessore - c'è anche il Comune di Milano. Peccato però che abbia risposto con poche frasi di circostanza riguardo alle procedure tecniche legate al Piano di governo del territorio, piuttosto che segnalare la presenza di almeno cinque moschee mascherate da centri culturali. Sarebbe bene che invece di tollerare queste situazioni fuorilegge il sindaco Sala e l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran indicassero a Regione Lombardia almeno i casi in cui non vengono rispettate le normative sull'edilizia».

Il Pirellone di fatto chiede di ripartire dalla legge approvata nel 2015. Legge frenata dalla Consulta, ma non scardinata. A parte qualche correzione del testo, nel provvedimento non sono infatti stati smontati i pilastri principali che, secondo Beccalossi, la rendono «un baluardo della sicurezza». Ad esempio, la legge chiede l'installazione di telecamere nei luoghi di culto.

E soprattutto subordina la realizzazione di nuove costruzioni alla conformità Vas (valutazione ambientale strategica). Cioè concede ai cittadini la possibilità di portare obiezioni motivate sull'intervento urbanistico. Senza predicare intolleranza ma semplicemente mettendo nero su bianco regole tecniche rigorose.