La Regione dimezza i costi dei consiglieri E i grillini votano no

Il Consiglio approva la legge che taglia gli stipendi. Alla fine gli unici che si oppongono sono i «5 stelle»

Meno 5mila euro netti al mese ai consiglieri regionali, ma alla fine gli unici a non votare la legge per il taglio dei costi della politica, sono stati proprio i grillini del Movimento 5 stelle. L'ennesimo paradosso di chi ha costruito le sue campagne elettorali e una buona fetta di un'effimera fortuna, proprio sull'attacco alla voracità della casta.

«Un taglio insufficiente», la risposta a chi ha chiesto loro ragione del voto contrario dopo aver abbandonato il tavolo costituito al Pirellone per mettere mano alla spending review regionale imposta dal decreto Monti. E superata nei numeri dalla Lombardia che ha ridotto i costi del 50 per cento, passando da 29 milioni di euro all'anno ai 14,5 che comprendono il trattamento economico dei consiglieri, il personale e le spese di funzionamento dei gruppi consiliari. Portando così il costo della Regione a 1,4 euro all'anno per cittadino lombardo, di gran lunga il più basso in un Paese in cui il record spetta alla Valle d'Aosta con oltre 104 euro e dove il Molise ne costa 51 e la Sardegna 38.

Il Lazio non si riesce nemmeno a calcolare, perché mancano addirittura i dati per farlo. E, parlando sempre della Lombardia, c'è da ricordare che i consiglieri hanno la responsabilità di legiferare su una regione di 10 milioni di abitanti, con il 20 per cento del Pil dell'Italia. Come il Belgio e la Polonia, più dell'intera Svezia. E, nonostante questo, uno stipendio di 7.500 euro seppur rispettabile è ben inferiore agli 11.100 dei colleghi di Piemonte, Veneto, Basilicata e perfino della Puglia di Nichi Vendola (13.800 euro per i presidenti dei consigli regionali). Anche ai gruppi il taglio è notevolmente più consistente di quello previsto dal decreto Monti (non 5mila euro a consigliere più lo 0,005 per abitante, ma solo lo 0,005 per abitante).

Alla voce «personale» dei gruppi un risparmio del 55 per cento (da 9 milioni a 4) e per il «funzionamento» dei gruppi dell'86 per cento (da 3 milioni e 700mila a 500mila). Indennità di funzione ridotta ai consiglieri del 25 per cento e rimborso spese quasi dimezzato. Il risparmio complessivo sarà del 40 per cento: da 16 milioni di euro a 10. Confermata l'abolizione di vitalizi e indennità di fine mandato. Su proposta del Movimento 5 Stelle è stata tolta, tramite emendamento, l'espressione “senza interessi” che era abbinata alla possibilità di rateizzare la restituzione di fondi non spesi regolarmente.

Ma tutto questo ai grillini non è bastato. E nemmeno che il tavolo, nonostante l'approvazione della legge, sia stato lasciato in vita per altri tre mesi con il compito di individuare altri risparmi, tra cui i costi delle segreterie politiche e il tetto alle retribuzioni degli amministratori del sistema regionale. Il presidente del consiglio Raffaele Cattaneo ha poi proposto l'ordine del giorno, approvato all'unanimità, per destinare parte dei risparmi all'erogazione di cinquanta borse di studio della durata di un anno a favore di giovani neolaureati per un'esperienza di tirocinio retribuito nel consiglio regionale. Sanzione giornaliera di 280 euro per le assenze in commissione o in consiglio e approvato un emendamento che riduce da 7 a 5 i membri del Corecom (Comitato regionale per la comunicazione).