Regione, Maroni trova la «quadra»

Parte dalla Sanità il ricompattamento del centrodestra. «Siamo un modello e aboliamo il ticket»

I venti di secessione che (nemesi storica) stanno dilaniando dal suo stesso interno la Lega, sembrano non raggiungere i piani alti di Palazzo Lombardia. Almeno a sentire il governatore Roberto Maroni assicurare che «qui il centrodestra va avanti e ci occupiamo di cose concrete. L'opposizione si rassegni, perché siamo una maggioranza compatta». Nessun contraccolpo, dunque, dopo l'incontro a ora di pranzo al ristorante Orti di Leonardo a due passi dal Cenacolo dal segretario del Carroccio Matteo Salvini per ricucire con il ribelle Flavio Tosi. Uscito dicendo di essere «inc..., ma lucido». Con Maroni a spiegare che «qui in Regione non ci poniamo il problema di che cosa succederà fuori». Anzi, «c'è una specificità lombarda, un modello che tiene unito tutto il centrodestra e che può funzionare anche altrove». Parole che s'incastrano perfettamente con quelle della donna forte di Forza Italia, quella Mariastella Gelmini pronta a ribadire che «nell'alleanza con la Lega penso al modello Lombardia di Maroni e a quello Veneto di Luca Zaia: due Regioni in cui Fi è al governo con Lega, Fratelli d'Italia e Nuovo Centrodestra. Rompere questo schema è sbagliato». Di più. «È sbagliato giocare al “piccolo leader” e mi riferisco a tutti quelli che credono di bastare a se stessi, preda degli egoismi di partito». Parole forse dette a Tosi, perché qualcun altro intenda. Anche in Fi. E mettendo subito sul tavolo la sua ricetta. «Sono tanti gli imprenditori veneti che si aspettano dalla politica non certo litigi e divisioni, bensì la capacità di avanzare proposte e soluzioni concrete ai problemi. Per fare questo, chi non si occupa dell'unità della coalizione, secondo me sbaglia».

Sulla stessa linea Maroni che ha convocato proprio Lega, Fi, Ncd, Fdi, la sua lista civica e gli assessori Mario Mantovani e Cristina Cantù per mettere a punto la riforma del sistema socio-sanitario, uno dei passaggi più importanti del suo mandato e su cui il tasso di litigiosità nel centrodestra è stato piuttosto alto. «Abbiamo deciso tutti insieme - l'annuncia di Maroni al termine del vertice - di approvare una proposta unitaria, magari coinvolgendo le opposizioni». Partendo dall'unificazione in un unico assessorato di Salute e Welfare, per risparmiare «almeno 80 milioni di euro». Visto che i conti dell'assessore Daniele Garavaglia hanno stabilito che il taglio del governo per quest'anno ammonterà a 948 milioni, da aggiungere ai 500 prima promessi e poi rimangiati dal premier Renzi. «Giusto quei 500 milioni - sottolinea Maroni - a cui ammontano tutti i ticket dei lombardi». Di qui la promessa. «Vogliamo essere la prima regione a poter dire di averli aboliti. Sarà difficile, ma possiamo farcela».

Lunedì il primo banco di prova per la tenuta della maggioranza. Maroni vuol discutere di nomine. A cominciare da Fiera, Pedemontana e Ferrovie Nord.