Regione, la partita delle nomine fa litigare la Lega e gli alleati

C'è una rivoluzione in arrivo ai vertici delle società controllate dalla Regione. E qualche difficoltà politica per l'intenzione di Roberto Maroni di procedere con nomine e revisioni strutturali scegliendo soluzioni e persone di suo solo gradimento. La questione di maggiore attualità riguarda in ordine di priorità in calendario Ferrovie Nord Milano e Finlombarda. C'è poi il tema dell'Ersaf (Agricoltura e foreste, dove si parla di sostituire la presidente, Elisabetta Parravicini, di area Ncd) e dell'Eupolis (ricerca). E veniamo all'enorme incognita Infrastrutture lombarde: dopo il dossier dell'Authority anticorruzione guidata da Raffaele Cantone, si ipotizza una revisione totale della governance. E addirittura una scomparsa di Infrastrutture lombarde, assorbita nella nuova Arca, la nuova Azienda Regionale Centrale Acquisti della Regione, spa nata il 1° maggio 2014.
Partiamo da Ferrovie Nord, le cui sorti saranno decise in settimana. La società, quotata in borsa, è posseduta per il 58% dalla Regione (proprio la quotazione la esclude da alcune regole di trasparenza obbligatorie per le società pubbliche). Ferrovie Nord è strategica anche perché possiede il 50% delle quote di Trenord (l'altro 50% è di Trenitalia). Tra i temi in discussione c'è anche il controllo di Trenord: cioè se sarà Ferrovie Nord o Trenitalia a dover cedere quote. Il nome in pole position per i vertici di Ferrovie Nord è quello di Laura Cavatorta, direttore di Airone. Il curriculum della Cavatorta è stato presentato come il risultato della ricerca di cacciatori di testa ai quali era stata affidato il compito di trovare il successore di Luigi Legnani.
Il nome della Cavatorta è assai gradito a Maroni. Ma le perplessità di Forza Italia sono alte. Non tanto sul merito della persona scelta, quanto sul metodo. «Come è possibile che la società di head hunting abbia individuato un solo nome? Serve maggiore trasparenza e condivisione dei risultati, così da poter valutare diversi profili» osservano gli esponenti azzurri.
Finlombarda, la finanziaria della Regione, in questo momento ha una governance duale, con consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza. Il progetto è di trasformare la governance in modo da avere un consiglio d'amministrazione e tre revisori. In questo momento il direttore generale è Giorgio Papa, vicino alla Lega. Tra i nomi dei successori c'è quello del commercialista Giacinto Gaetano Sarubbi, più in area azzurra.
Veniamo al tema più rilevante. E cioè Infrastrutture lombarde, la società che si occupa delle infrastrutture e le cui sorti sono strettamente legate alle sorti dell'Expo 2015. Come è noto, il direttore generale, Antonio Rognoni, è stato arrestato proprio nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti Expo. L'Anticorruzione di Cantone ha messo nel mirino il consiglio di sorveglianza, perché formato da un unico componente esterno e quattro interni: ovvero un assessore regionale (Maurizio Del Tenno) e tre consiglieri regionali appartenenti alla maggioranza (Carolina Toia, lista Maroni, Roberto Anelli, Lega, Fabio Altitonante, Forza Italia). L'Authority chiede di separare «gestione e controllo al fine di evitare situazioni di conflitto di interessi».
Tra le ipotesi allo studio di Maroni, di cui il presidente della Regione ha parlato in incontri politici, c'è anche la cancellazione di quest'ente, così articolato e controverso, che svuota molte funzioni della Regioni. O almeno l'accorpamento tra Infrastrutture lombarde e la Nuova Arca, la centrale acquisti regionali. Insomma, temi politici di peso.
E la questione dei rapporti tra Forza Italia e Lega è più ampia delle solo Ferrovie Nord e della pur importante politica sulle società della Regione, perché investe anche il Libro bianco della Sanità, con l'accorpamento in unico assessorato delle competenze su Salute e Settore socio-sanitario. Maroni ha ribadito nel documento presentato nei giorni scorsi che questo è il suo progetto. Una minaccia per il ruolo del vicepresidente della Regione e assessore alla Sanità, Mario Mantovani. E - sospettano in molti - forse un modo per liberarsi del suo assessore Cristina Cantù, divenuta politicamente scomoda, che potrebbe tornare a un incarico da dirigente regionale, magari in qualche rinnovata Asl.
L'impressione dei vertici di Forza Italia è che Maroni spinga sull'acceleratore in solitario, cercando di attrarre nella sua orbita gli assessori non leghisti, e mirando a presentare la Lega come una forza moralizzatrice, opposta a Forza Italia e Ncd, che difenderebbero interessi dei privati quando non addirittura del malaffare. Inutile dire che con questi presupposti le tensioni sono pesanti. A misurarsi, oltre che partiti diversi, sono due visioni economiche distinte: più statalista quella del Carroccio, più liberale e ispirata alla pari dignità tra pubblico e privato quella di Forza Italia e Ncd. Diversità che contribuiscono a rimescolare le carte.