«Renzi asino, vai a scuola» Al corteo l'uomo di Pisapia

La protesta degli insegnanti contro il governo paralizza la città Premier bersaglio di sfottò e contestazioni. Immancabile Limonta

Come Giano bifronte, troppo scomodare il dottor Jeckyll e mister Hyde: di sera in maggioranza, al mattino all'opposizione. Paolo Limonta, braccio destro di Giuliano Pisapia. «Sinistro, prego», precisa ogni volta lui, ha dimostrato anche ieri di essere uomo di lotta e di governo, contemporaneamente però, scendendo in piazza contro la «Buona scuola» di Renzi. L'ennesima dimostrazione ormai che il sindaco e il premier sono ormai ai ferri corti, come ha dimostrato l'inaugurazione dell'Expo quando Renzi ha ringraziato il «sindaco» Letizia Moratti e non lui.

Polemiche a parte, un corteo imponente, forse 30mila persone, che ha sfilato pacifico e colorato. Bello fin che si vuole, ma con il consueto «effetto collaterale» di paralizzare la città. Si inizia di buon mattino in piazza della Repubblica, due passi dalla stazione Centrale proprio per agevolare quanti arrivano da tutto il nord Italia. Il loro numero si ingrossa rapidamente, la riforma della scuola infatti ha ottenuto il magico effetto di saldare tutte le sigle sindacali: Flc Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals e Gilda. Ma anche chi sta con il governo, come il buon Limonta, ieri non nei panni di «quasi assessore» (è rappresentante del sindaco Giuliano Pisapia per i rapporti con la città) ma di maestro elementare. Dunque in agitazione.

Impossibile del resto non notarlo data la sua stazza da lottatore. Al suo fianco presidi, insegnanti, di ruolo precari, personale non docente, i bidelli di una volta, personale di segreteria. E poi ovviamente tantissimi ragazzi. Questa volta buoni ed educati come non mai. Rarissime le scritte sui muri e i bengala, fumogeni e petardi. Al primo tentativo interveniva un improvvisato servizio d'ordine a bloccare l'incauto. Segno che, quando si vuole, i bollenti spiriti possono essere raffreddati. Quindi hanno fatto aggio ironia e sberleffo, tra prof con il naso rosso da clown, maschere di Matteo Renzi, con le orecchie da asino. E ancora precari imbavagliati perché «Renzi ci ha tolto la parola», maestre con la coccarda sulla giacca per ribadire che «la buona scuola la facciamo noi, ogni giorno». Altro che il premiere una tantum.

Il corteo s'è mosso poco dopo le 10 dirigendosi verso l'Arco della Pace e nel tragitto ovviamente ha bloccato tutto: mezzi pubblici, tram e bus deviati su altri percorsi, e traffico privato. Con l'ingorgo che via via cresceva sin quasi toccare le tangenziali. Del resto non era facile far defluire questa grande onda umana, 25mila, forse 30mila persone. Per capirci, quando ancora i duemila studenti scalpitavano per partire, la testa era già arrivata a destinazione per iniziare a sentire i discorsi dei rappresentanti sindacali. Alla fine dunque ha «pianto» solo il traffico e non dimostranti e poliziotti per il fumo dei bengala e dei lacrimogeni. Esito per altro atteso, ma dopo venerdì ogni paura era legittima.