Renzi frena, primarie al rallentatore

Il segretario Pd non ne parla, la riunione dei garanti slitta. Pisapia: «Non c'è motivo per non farle»

Avanti piano sulle primarie. È l'ordine di scuderia partito dal segretario Renzi, che in 45 minuti di comizio non ha speso una parola dal palco della festa dell'Unità sull'ipotesi delle consultazioni per il candidato, e non è un caso. Il sindaco, Giuliano Pisapia, intanto, ieri sera allo Strehler (strapieno per Samantha Cristoforetti) ha avvertito che «il percorso scelto porterà alle primarie e non ci sono elementi per modificare questa decisione e che portino in un'altra direzione». Anche la base Pd è in fermento e si aggiungono firme alla richiesta di farle, le primarie, senza calare un candidato dall'alto. E il Pd milanese continua a dire che «non c'è fretta». Venerdì avrebbero dovuto riunirsi gli 11 garanti delle primarie per proseguire il lavoro iniziato sulle regole, ma la riunione è già slittata. C'è chi dice che non chiuderanno i lavori prima di metà ottobre. Campa cavallo. Il segretario Pietro Bussolati non ha ancora convocato il vertice con gli altri segretari della coalizione, lo farà «prima o dopo la riunione dei saggi» ma è più probabile dopo «per proseguire il percorso prendendo atto dei loro suggerimenti». Ma insiste: «Non c'è nessun motivo di correre, 5 anni fa non governavamo e le regole e la data delle primarie sono state decise a metà settembre, ora guidiamo Palazzo Marino e potremmo anche prenderci più tempo. Chi ha l'ossessione della data dovrebbe concentrarsi di più sulle priorità per la città». Ma l'elenco di quelli ossessionati dalle primarie è lungo. E a questo punto, se davvero ci saranno, i tempi si allungano a gennaio o addirittura febbraio. Del resto era statolo stesso Pisapia a chiedere che la convivenza con il prossimo candidato fosse breve, compatibilmente con i tempi della campagna elettorale.

Nei giorni scorsi è partita dal circolo Pd di zona 5 una lettera per impegnare il partito a fissare in tempi brevi le consultazioni e, soprattutto, a non cancellarle dai programmi. «L'abbiamo consegnata a Bussolati e non a Renzi perché sia chiaro che decide Milano e non Roma» puntualizza il coordinatore dell'iniziativa, Natale Carapellese. Che non ha apprezzato nemmeno il tono con cui il segretario ha rivolto l'ultimo appello a Pisapia. «Giuliano decidi tu cosa vuoi fare da grande» ha detto dal palco. La petizione è già stata sottoscritta da 34 circoli su 44, da 6 presidenti di zona, 6 coordinatori di zona su 9, «è partita apposta dal basso ma rimarrà aperta e raccoglieremo adesioni da consiglieri di zona, comunali e poi a salire». E dall'alto, appunto, arrivano già e non potevano mancare i pressing del candidati già scesi in campo. Il deputato Emanuele Fiano incalza: «Non vedo benedetti da qualcuno che non possano passare dalle primarie, fanno parte della nostra struttura costitutiva. Il commissario Expo Giuseppe Sala? É un bravo manager, una risorsa per il Paese, se poi vuol fare il candidato sindaco deve farle. Entro settembre abbiamo il dovere morale di far partire la macchina delle primarie». L'assessore Pierfrancesco Majorino si associa: «Io sono molto ottimista e penso che nessuno sia tanto folle da evitarle, sono certo che entro qualche giorno sapremo anche quando». A chi gli chiedeva se ci fosse rimasto male per la citazione dal palco di Stefano Boeri, anche lui tra i papabili candidati, ha risposto: «Non vivo delle citazioni di Renzi». L'architetto invece non ha nascosto una certa soddisfazione. Non è stata un'investitura, il premier lo ha citato per il suo Bosco Verticale. Ma «rappresenta un simbolo culturale e politico insieme» precisa Boeri ad Affaritaliani, anche se esclude una lettura in chiave Comunali di queste parole.