Renzi torna (ancora) a Milano «Replicare lo spirito di Expo»

Altra visita del premier per l'assemblea di Assolombarda «La città prenda per mano il Paese come ha fatto nel 2015»

Sabrina Cottone

Poiché le ola sono passate di moda, l'arrivo di Matteo Renzi all'assemblea di Assolombarda è avvolto in una scenografia 4.0, con il mondo blu e oro visto dallo spazio e musiche alla «Starman» di David Bowie.

«Milano prenda per mano il Paese come ha fatto con Expo» dice Renzi, in questa visita a Milano che è una delle tante degli ultimi tempi, così numerose che ormai è difficile tenerne il conto. «A Palazzo Chigi mi dicevano tutti: lascia perdere Expo, ci sono stati troppi arresti. Io ho visto uno straordinario elemento d'orgoglio per tutta Italia». E qui scatta l'applauso, forse il più sentito, da parte dei tanti nostalgici dei fulgori dell'Esposizione universale che siedono in platea.

Lui cerca di convincere che non si tratta solo di ieri ma che, nonostante i balletti sui decimali della crescita e le difficoltà in cui il governo si è impantanato con il referendum, c'è da avere fiducia anche in ciò che verrà: «Milano è un punto di riferimento assoluto per chi crede nel futuro del Paese». Ancora: «Non siamo soltanto un museo ma il più straordinario laboratorio di innovazione. Milano da questo punto di vista è città guida e città capitale che anche con l'Expo ci ha insegnato ad accettare le sfide e a non scappare, a vivere di speranza e non di rassegnazione, a saper fare le cose mentre gli altri sono buoni solo a chiacchierare».

C'è da dire che gli industriali milanesi e lombardi mostrano una naturale sintonia con il presidente del consiglio, che li immerge nella sua ars oratoria. È molto per una categoria abituata ad accontentarsi dell'azione, senza incassare troppi riconoscimenti. «Abbiamo bisogno anche di voi» ripete agli imprenditori. «Milano è la città del lavoro ma anche del sociale». Fino a un entusiasmante: «Voi non puntate solo al business. Voi credete a qualcosa di più del profitto altrimenti avreste fatto solo operazioni finanziarie» dice con parole che pesano, in quella che fu la capitale delle transazioni e rimane un epicentro per le banche. Solletico per gli imprenditori, nell'ancestrale contrapposizione tra chi produce e chi investe su chi produce.

C'è spazio anche per la politica, se tale si vuole considerare l'appello al vogliamoci tutti bene che arriva dal premier alla Fiera di Milano: «L'Italia smetta di essere la patria delle divisioni e diventi la patria delle visioni» dice. Aggiunge una frase che è una citazione praticamente letterale di Silvio Berlusconi, anzi una delle espressioni preferite dal leader di Forza Italia: «Vi chiedo una mano perché il patrimonio di relazioni umane e di valori che fa grande l'Italia in Europa non sia destinato a cadere nella cultura dell'odio». Spiega anche in che cosa consiste: «Non è importante fare ma che l'altro non faccia». Una delle vie più rapide per la paralisi.

Scherza su una valorizzazione di università e professori che comincia a suonare quasi come un furto di cervelli. E non si tratta solo del rettore del Politecnico, Giovanni Azzone, ingegnere scelto come project manager di Casa Italia, che si occuperà dell'emergenza terremoto, ma anche di altri docenti milanesi chiamati come consulenti a Roma. «Il governo sta rubando i migliori a Milano, tanto che l'altro giorno il rettore della Bocconi in una cena mi ha detto: Va bene, io sono contento di dare una mano al Paese, ma anche meno. Mi stai portando via un po' troppa gente». Battute sì, ma i rapimenti sono veri.