Renzo Bossi al Pirellone: un blitz per le dimissioni e la fuga con la fidanzata

Lo aveva annunciato con una lettera aperta pubblicata da alcuni quotidiani. E, puntualissimo, Renzo Bossi si è presentato ieri mattina al Pirellone, la sede del consiglio regionale per consegnare le sue dimissioni dopo l’ultimo scandalo giudiziario che ha coinvolto la Lega. «Per motivi personali» e «irrevocabili» dopo le inchieste delle procure di Napoli, Milano e Reggio Calabria secondo cui parte dei soldi dei rimborsi elettorali sarebbero stati distratti per pagare alcune spese di familiari o fedelissimi del Senatùr.
Poca voglia di parlare con i giornalisti e di farsi inquadrare dalle telecamere che lo aspettavano numerose, il «principino» di casa Bossi è entrato in macchina nel parcheggio riservato ed è salito direttamente al diciottesimo piano nelle stanze della Lega dove lo aspettava il capogruppo Stefano Galli. Dati i tempi e gli autisti gola profonda, il «Trota» ieri mattina ha preferito guidare da solo il suo suv, una Bmw X5. Rinuncia a scranno e (lauto) stipendio da consigliere consegnata e documento immediatamente protocollato. Ora le dimissioni saranno, come da regolamento, rese note all’aula nella prima seduta utile del consiglio regionale, già messa in calendario per martedì prossimo, il 17 aprile. «Ritorno tra i ranghi per evitare che a pagare le conseguenze dell’attacco incrociato sia l’intero movimento e soprattutto mio padre», l’autodifesa di Bossi junior a poche ore dal grande raduno dell’orgoglio padano convocato a Bergamo ieri sera per rilanciare l’attività politica della Lega e di fatto incoronare l’ex ministro Roberto Maroni come il più serio candidato alla successione a Bossi alla guida del movimento. «Quando la Lega Nord propose il mio nome per la candidatura a consigliere regionale nelle liste bresciane, mi sono sentito lusingato». Poi un’ammissione. «Non faccio mistero di come il cognome che porto mi abbia aiutato in questa avventura. Ma mi ha anche gettato in prima linea e costretto a dimostrare ogni giorno che le oltre 12mila preferenze prese sul territorio erano frutto del mio lavoro e non del nepotismo becero di cui mio padre è stato più volte accusato». Perché, sempre in attesa delle sentenze, due cose vanno comunque riconosciute a Bossi jr: di aver immediatamente consegnato le sue dimissioni a differenza, per esempio, di Filippo Penati, l’uomo forte del Pd che con addebiti ben più gravi sulle spalle siede ancora tranquillamente al suo posto e di aver comunque incassato 11.965 preferenze nel suo collegio (anche se per la precisione son quasi 12mila e non «oltre»).
Ora al suo posto siederà la prima dei non eletti, Clotilde Lupatini con i suoi 2.919 voti. Ex commissario della Lega a Montichiari e da dodici anni nel cda del Centro Fiera del Garda, ha già detto di essere sorpresa, ma «contenta e orgogliosa di andare in Regione». Renzo, invece, il Pirellone lo lascia dopo quattro ore, abbandonando l’auto nel posteggio per depistare i giornalisti e fuggendo con quella della fidanzata Silvia Baldo. In tempo per leggere il messaggio affidato da Maroni a Facebook: «Primo atto delle pulizie di primavera, ma non basta di certo. Adesso avanti tutta!!!».