La retina artificiale che «regala» la vista

A due anni dal primo intervento effettuato per curare una grave forma di retinite pigmentosa, all'ospedale San Paolo (Asst Santi Paolo e Carlo) è stata nuovamente utilizzata la tecnica chirurgica per l'impianto di retina artificiale Argus II su un paziente totalmente cieco. Si tratta di un'operazione in anestesia generale che dura da un'ora e mezza alle 2 ore e che consente al paziente di tornare a casa già il giorno successivo. Durante l'intervento si applica una protesi retinica che utilizza la stimolazione elettrica delle cellule ancora vitali, convertendo le immagini catturate da una mini videocamera montata sugli occhiali del paziente in una serie di piccoli impulsi elettrici che vengono trasmessi in modalità wireless ad una matrice di elettrodi impiantati sulla superficie retinica. «La prima fase di riabilitazione - spiega Luca Rossetti, direttore della Clinica Oculistica dell'Ospedale metropolitano che è Centro di riferimento regionale per la Retinite Pigmentosa - si svolge in Clinica, dove i pazienti, seguiti da un team di specialisti, apprendono a utilizzare e a gestire autonomamente l'impianto (campo visivo, posizione degli occhi, gestione dei filtri). Una volta acquisita dimestichezza con il dispositivo potranno esercitarsi all'esterno, con un terapista che insegnerà loro ad integrare la nuova visione con i normali ausili per la mobilità». I risultati sono entusiasmanti; dopo una riabilitazione di alcune settimane e con un programma personalizzato, i pazienti riescono ad individuare una persona, a localizzare oggetti sul tavolo, a riconoscere strisce pedonali, ostacoli. Ad oggi sono stati 4 i pazienti che hanno potuto beneficiare di questa particolare tecnologia.

MBr