Riapertura Navigli, sì dai comici vip. Ma il Partito comunista boccia Sala

Giovanni del "trio" sogna di "attraversare la città in canoa"

Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo dice sì alla riapertura dei Navigli «per riscoprire la Milano che fu, perchè mio papà si buttava nel Naviglio dai ponti, per attraversare Milano in canoa, perchè l'acqua fa scorrere i cattivi pensieri e perchè dall'alto il Naviglio assomiglierà al nostro Biscione». Il comico Enrico Bertolino dice sì per due motivi: il primo sentimentale («i racconti di mio padre sui bagni fatti nel Tumbun de San Marc e le navigazioni delle chiatte nella scighera», la nebbia) e il secondo, «forse il più concreto», per l'opportunità turistica che comporterebbe. Il Comune ha pubblicato on line i 41 «quaderni degli attori» inviati al sito progettonavigli.comune.milano.it da quando si è aperto il dibattito pubblico a giugno. Suggerimenti e argomentazioni sulla riapertura dei Navigli. Ai 41 contributi firmati da associazioni, enti, comitati si aggiunge un maxi documento con le 219 osservazioni arrivate via mail da cittadini, e tra queste si infilano quella di Bertolino, Giovanni Storti e anche di Antonio Cornacchione. L'assessore alla Partecipazione Lorenzo Lipparini è andato tra giugno e luglio in tutti i quartieri interessati dalla riapertura dei 5 tratti (Martesana/Gioia, San Marco, Sforza/Policlinico, Vetra, Conca di Viarenna) a spiegare il progetto e raccogliere proposte. I documenti arrivati via mail saranno raccolti ed elaborati dal coordinatore del dibattito pubblico, Andrea Pillon, e presentati ai citadini col resto delle osservazioni a settembre, per arrivare alla scelta. É un progetto «inattuabile e impresentabile» secondo il Comitato Navigli (tra i 41 attori), «comporta rischi economici ed esecutivi». Contrario il Partito Comunista Italiano: «É un'operazione che fa leva su aspetti nostalgici senza alcun riscontro con la realtà. Non sono altre le priorità? Per noi vengono prima le case a canone sociale». Per i Genitori Antismog deve essere un progetto più esteso e «coraggioso, senza cercare compromessi» col partito delle auto o «rischia di avere un effetto Disneyland». Perplessità per l'impatto sul traffico arrivano invece da Assolombarda, che chiede per questo di «aspettare almeno il prolungamento della M1 a Monza Bettola». L'ex assessore all'Urbanistica Alessandro Balducci, professore del Politecnico, non comprende invece «le riserve legate all'impatto sul traffico». E citando Daniel Burnham, progettista del piano di Chicago dei primi '900, invita a «non fare piani modesti».