La ricetta di Musella: «Sicurezza, meno tasse e meno immigrazione»

Il commissario provinciale di Forza Italia: coalizione larga e aperta alle liste civiche

Graziano Musella, sindaco di Assago al sesto mandato, commissario provinciale di Forza Italia, ai ballottaggi nel Milanese avete vinto in sei Comuni e perso in altri sei.

«L'impostazione che abbiamo voluto dare è stata unica: andare insieme in tutti i Comuni della coalizione del centrodestra, allargandola il più possibile alle liste civiche locali, dove fossero esistite».

E come si spiega i risultati differenti?

«Con i particolarismi, con alcuni elementi di litigiosità nel centrodestra, come ad esempio a Cernusco sul Naviglio, per non fare nomi, dove la Lega aveva dato disponibilità su un nostro candidato, poi ha cambiato idea e questo ha creato dissapori importanti. Poi naturalmente ci sono luoghi in cui le amministrazioni di sinistra continuano a raccogliere il consenso dei cittadini».

Che intende con la parola coalizione?

«Prevalentemente Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia, poi anche Area popolare in alcuni casi come a Magenta o liste civiche legate al mondo cattolico come a Sesto San Giovanni. E poi c'è il nuovo modello di Forza Italia, che varrà anche per le prossime amministrative e per le politiche».

Qual è il nuovo modello di Forza Italia?

«Insieme alle liste civiche noi ci consideriamo il catalizzatore, l'elemento moderato e riformista, punto d'incontro di sensibilità politiche. Con il centrodestra unito e che si rivolge a un'area che va oltre i partiti, in questa tornata siamo riusciti a vincere in 7 Comuni importantissimi su 23».

Perché ritiene che sia stato centrale il ruolo di Forza Italia?

«È stato fondamentale il ruolo di Berlusconi negli ultimi giorni della campagna elettorale. Il suo appello ha spostato l'elettorato moderato e astensionista: lo dimostra il fatto che soprattutto i nostri candidati hanno avuto un incremento della partecipazione rispetto al primo turno, per esempio a Sesto e ad Abbiategrasso. Ad altri non è accaduto».

Qual è la sua posizione sull'immigrazione?

«Non possiamo accettare, come sindaci di centrodestra, la proposta di accoglienza diffusa del prefetto e di Sala. Il sindaco di Milano sfila e poi distribuisce gli immigrati ai comuni dell'hinterland che non hanno le strutture».

Perché dice che non avete le strutture?

«Ad Assago abbiamo un'assistenza sociale fatta da tre funzionari che fanno fatica a seguire il disagio sociale delle persone, italiane o straniere che siano, che perdono il posto di lavoro e non riescono a tirare la fine del mese».

Ripetendo queste cose, non si crea esasperazione senza offrire soluzioni?

«Queste persone, se messe in un appartamento privato, se non hanno lavoro, alimentano la percezione di insicurezza e di non controllo. Questo crea rifiuto».

Che propone di fare di queste persone che arrivano, senza casa e senza nulla?

«Ci sono miei concittadini sfrattati che mi devono dimostrare di esserlo, per gli immigrati non è così. Si rischiano disparità che creano tensioni sociali e politiche. Oltre i respingimenti, non vedo altre soluzioni».

Quali sono le priorità della politica secondo lei?

«Accanto a immigrazione e sicurezza, i nostri sindaci si sono impegnati ad abbassare le tasse locali, per dare la possibilità al mondo industriale di investire sui nostri territori, anche solo per sopravvivere. In Italia chiudono circa 130mila imprese l'anno e molti negozi».

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