Il ricordo di chi ha conosciuto i tempi d'oro dell'ippica

Sorride Andrea Negri, giornalista specializzato in ippica ed ex voce di San Siro: «Ma ci sono ancora gli allibratori clandestini? Pensavano fossero stati spazzati via dalla crisi del settore. Ormai saranno rimasti quattro vecchietti con le pezze al sedere». Confermiamo età avanzata e l'entità delle scommesse «Cinquanta euro? Ma ai tempi d'oro tenevano anche 100 milioni di lire a botta. Altro mondo».
Cambiato molto?
«Dal giorno alla notte. Il mondo dell'ippica ha cominciato a crescere con il boom economico, proseguendo poi negli anni Sessanta e Settanta fino a toccare il suo apice negli Ottanta».
Ai tempi del grande Beppe Viola
«Proprio quelli. Allora tribune e prato erano affollatissimi, scommettevano tutti e gli allibratori, legali e clandestini che fossero, non si riusciva a stare dietro a tutte le puntate. Che tra l'altro erano molto alte. In quegli anni erano mitiche le scorribande di Giancarlo Gorrini, proprietario dell'assicurazione Maa e di una scuderia. Se un suo cavallo era minimamente favorito, ci buttava su come niente un centinaio di milioni. E trovava sempre chi accettava la giocata».
Poi cosa è successo?
«Le vacche grasse sono proseguite per tutti gli anni Novanta, poi nel 2000 le scommesse sono state ampliate a tutti gli altri sport, calcio, pallacanestro, Formula 1. E i primi punti Snai dove scommettere sono stati creati proprio all'interno degli ippodromi. “Vedrete che per venire a puntare su altri sport, punteranno di più sui cavalli” c'è stato detto. Invece così l'ippica si è fatta concorrenza da soli. Così una forte fetta di denaro è stato drenato dai cavalli per finire altrove. Il resto l'ha fatto la crisi generale del settore e in particolare le scelte fatte in Italia».
Il settore non è in crisi solo da noi?
«Ma no, in Germania, Belgio, Olanda di fatto ha chiuso, in America è in forte crisi e si sta risollevando solo adesso. I Paesi scandinavi resistono appena, Gran Bretagna e Francia si sta un po' risollevando adesso. Ma lì c'è sempre stata una grande tradizione dell'ippica. Ed è curioso perché i nostri cavalli, i nostri fantini, i nostri driver sono tra i migliori al mondo. Quando andiamo all'estero conseguiamo sempre risultati brillanti. Ma in casa non se li fila più nessuno».
Risultato?
«Sempre meno gente. Fino a quando il trotto è stato chiuso e il galoppo apre sei mesi all'anno e a scartamento ridotto».
E gli allibratori?
«Ti ho detto, quattro vecchietti con le pezze al culo. Qualche anno fa è arrivato Bobo Vieri, ha cercato di puntare 5mila euro su un cavallo. Non l'ha tenuto nessuno».
Ma resistono ancora
«Poveretti. Da quello che ho sentito in un giornata di corse riescono a incassare un migliaio di euro lordi. Che poi pagato i vincitori, pagato i ragazzi che vanno su e giù a prendere le puntate, gli rimarranno si e no qualche decina di euro. Cose veramente da fame. Tanto che qualcuno, per disperazione ha anche cominciato a puntare presso altri allibratori. E quando succede è la fine».