Ricorsi, leggi e voto Le nuove moschee sono solo finzione

Il Comune non voleva davvero i due centri E ora mancano tempi e condizioni per farli

Alberto GiannoniLe moschee a Milano non si faranno. Non ora, almeno. E le aree messe a bando dal Comune per i nuovi luoghi di culto non saranno assegnate. Su cosa si basa questa previsione? Su una miriade di ragioni, di ordine amministrativo, oltre che politico.La volontà politica di portare fino in fondo questa scelta, nell'attuale amministrazione comunale, non c'è. Si è visto, è vero, il tentativo di dare un segnale in questa direzione. E lo si può interpretare (e giudicare) in modo diverso: la voglia di accontentare un certo elettorato o la legittima intenzione di lanciare un segnale anche culturale, d'integrazione. Al di là dei processi alle intenzioni, se si guarda ai fatti, Palazzo Marino, sul piano politico, ha giocato la partita a metà. Ha tergiversato, ha cambiato idea, ha perso tempo. Ha aspettato, insomma, che il mandato amministrativo si avviasse a conclusione. Ed era chiaro che non sarebbe stato posato neanche un mattone delle nuove moschee. Se anche ci fosse stata questa intenzione, comunque, gli uomini di Giuliano Pisapia la partita non l'avrebbero chiusa comunque, perché in Consiglio, un po' per debolezza loro, un po' per l'opposizione strenua che annunciava il centrodestra, avrebbero trovato ostacoli enormi, tali da rallentare o bloccare del tutto l'iter del bando. E invece di tempo a disposizione, avendone perso tanto, ne avevano davvero poco. Eppure in Consiglio, il caso moschee deve tornarci, e questo lo ha ammesso lo stesso assessore-padre del bando, Pierfrancesco Majorino.Deve tornarci perché lo impone una legge regionale. Non quella bocciata dalla Consulta poche settimane fa. No, una legge urbanistica perfettamente in vigore, che a oggi impone al Comune una variante per prevedere moschee in via Esterle e in via sant'Elia.Sul piano giuridico-amministrativo, inoltre, il bando è finito in un ginepraio. Due vertenze giuridiche su due aree. A Lampugnano il consorzio di associazioni targate Caim rischia di essere estromesso a causa di un piccolo precednete di un dirigente. E non dovrebbe sanare questo difetto la scelta di un altro dirigente. In via Esterle, il Consiglio di Stato sulla sospensiva della graduatoria ha dato torto al Comune - e ragione alla Bangladesh Cultural & WelfareAssociation - e ora si aspetta il verdetto di merito. In ogni caso, rischia di restare esclusa una delle due più grandi realtà islamiche di Milano. Ma di queste vertenze , in ogni caso, si occuperà il prossimo sindaco.