Riecco James Taylor eterno fascino anni '70

A 67 anni, il celebre cantautore presenta in anteprima un album di inediti. Con lui una band di otto elementi

«Un pezzo da novanta della canzone d'autore americana». Una definizione scarna, nella quale con tutta probabilità James Taylor non si riconoscerà. Che tuttavia la dice lunga sullo spessore del 67enne cantautore di Martha's Vineyard che, dagli anni Settanta in avanti, è sempre rimasto fedele al suo stile di canto garbato e soffice, intimo e crepuscolare. D'altronde, da musicista folk, che scrive canzoni semplici chitarra e voce, è fermamente convinto che «quello che affascina la gente è proprio l'immediatezza della semplicità». Difficile dargli torto: in fondo, la musica va oltre le analisi cervellotiche e i giudizi complessi.

Atteso stasera (ore 21) in concerto al Teatro degli Arcimboldi, il vincitore di cinque Grammy Awards (all'attivo anche più di 100 milioni di album venduti) sarà accompagnato da una super-band di otto elementi, in cui spicconano Michael Landau alla chitarra e Jimmy Johnson al basso; Steve Gadd alla batteria e Larry Goldings alle tastiere. L'occasione è ghiotta: la presentazione in anteprima delle canzoni di «Before This World», il primo album di inediti dopo ben 13 anni di silenzio.

Lanciato dai Beatles nel 1968 (una curiosità: il suo album di debutto, «James Taylor», fu tra i primi album incisi dalla Apple), conobbe il successo un paio di anno dopo con «Sweet Baby James». Era il disco dell'affermazione personale, dove la sua poliedrica timbrica vocale unita a una tecnica chitarristica sopraffina concorsero a cesellare la struggenti «Fire and rain», una delle sue hit scritta per lui da Carole King (l'altra è «You've got a friend», con la quale riesce sempre a provocare un'emozione incontenibile, come una romanza della Callas o una romantica ballad di Chet Baker).

Sopravvissuto alle droghe, forse, proprio grazie al potere della musica, resta convinto che le sue canzoni e quelli dei colleghi dell'epoca, una per tutti l'amica Joni Mitchell, «non passano di moda perché sono vere e nate da una società in evoluzione e ne raccontano i sogni».

Da allora, di acqua ne è passata sotto i ponti. Anche se lo stile e, soprattutto, la voce («lo specchio delle ansie, delle aspettative e dei timori del suo tempo», si era soliti dire una volta), restano tra le più amate del circuito. Questione di feeling. (Teatro degli Arcimboldi, stasera alle ore 21)