La riforma della giustizia snobbata da giudici e pm

Sarebbe stato singolare che i magistrati milanesi ieri mattina accorressero in massa ai banchetti, allestiti proprio sotto le loro finestre, dove si raccoglievano le firme per i referendum che puntano - tra l'altro - a ridimensionare il loro potere. Ma fino all'ultimo momento, prima di sbaraccare tavolini e moduli, gli avvocati che avevano allestito il gazebo hanno sperato che almeno uno, un solo giudice si presentasse a mettere la sua firma: magari anche solo come gesto simbolico, come segno della volontà di rimettere al popolo la decisione sui cinque temi complessi e delicati sollevati dal Partito radicale. Invece niente. Dalla mattina al primo pomeriggio, quasi quattrocento milanesi hanno dato il loro documento e hanno sottoscritto la richiesta di referendum: avvocati, passanti, semplici cittadini. Ma neanche un magistrato.
Eppure non è solo questione di orientamento politico. La Camera penale di Milano, l'organismo che raggruppa tutti gli avvocati penalisti, e che al suo interno ha gente di ogni idea politica, ha scelto di sostenere in pieno la raccolta di firme. Anche avvocati con storie di sinistra, e ben lontani dalle battaglie del Pdl contro la magistratura politicizzata, hanno scelto di firmare: perché, evidentemente, conoscono bene le conseguenze che il sistema attuale ha sui diritti del cittadino, nel momento in cui il cittadino va a impattare sul sistema giustizia.
Così un avvocato «rosso» come Mirko Mazzali, presidente della commissione sicurezza di Palazzo Marino, ha firmato i referendum garantisti, quelli sull'abolizione dell'ergastolo, sulle limitazioni al carcere preventivo e sul trattamento soft dei piccoli reati di droga; ma ha sottoscritto anche il referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che è da sempre un cavallo di battaglia del centrodestra. Unico referendum che Mazzali non ha firmato - e che in tutta la giornata è stato il caso più frequente di firma «disgiunta» - quello sulla responsabilità civile dei magistrati.
Una assenza interessante, quella dei giudici al banchetto: soprattutto se si tiene presente che su almeno uno dei referendum, il quesito che porta ad azzerare i tre anni di attesa tra separazione e divorzio, gli stessi magistrati sanno bene che si tratta di una misura ormai insensata; o che tra la componente progressista della magistratura sono in molti a ritenere che l'ergastolo, anch'esso nel mirino dei radicali, sia una misura incompatibile con la Costituzione repubblicana.