«La riforma salvi i medici di famiglia»

Ci sono poche certezze sulla riforma della sanità. Una di queste è che non sarà pronta per la fine dell'anno, come inizialmente annunciato dal presidente Roberto Maroni. E proprio ora che i direttori generali stanno stendendo le linee guida della nuova riorganizzazione sanitaria, è il momento per avanzare proposte.
I medici di famiglia colgono l'occasione e snocciolanco la loro «controriforma» prima che sia troppo tardi. Non lo fanno con protocolli e malloppi di carta in formato A4 ma con un libro. Un «libro bianco» intitolato «C'era una volta il medico di famiglia», scritto a quattro mani da due camici bianchi: Maurizio Bruni e Francesco Carelli e con un'introduzione firmata dal cantautore Roberto Vecchioni. Il ricavato del libro andrà in beneficenza e sosterrà la costruzione di un ospedale in Perù. In 172 pagine viene spiegato quello che dovrebbe essere il medico di base secondo i medici.
E si mettono le mani avanti per evitare che la nuova riforma abbia l'effetto di uno tzunami sulla categoria. «Questa figura - spiega l'autore Maurizio Bruni - sta per essere distrutta per creare microaziende che pensano al profitto e basta. Possono anche essere utili ma occhio a non distruggere il rapporto tra medico e paziente». Qualche perplessità sulle cosiddette case della salute: «Nascano su base volontaria e non vengano imposte. Ad esempio, prevederne 35 a Milano sarebbe una sciagura».
Bruni, che fu anche consigliere regionale, si ricorda quando i presidi territoriali vennero chiusi e accorpati perché troppo costosi. «Ora invece si fa il contrario» critica. Tra le sue proposte ci sono: organizzare brevi ricoveri finalizzati a formulare la diagnosi, ridurre le degenze ospedaliere ai casi più acuti, delegando ad altre strutture i ricoveri più lunghi, e «girare» ai medici di famiglia gli attuali codici bianchi per evitare di intasare inutilmente il pronto soccorso. Insomma, si vuole evitare, come spiega Carelli, che «il medico di famiglia si senza medico di frontiera» ma sia integrato nella rete di assistenza.
Perplesso sulla riforma (o meglio, sulle notizie che trapelano da bozze e ipotesi di linee guida) anche il presidente dell'Ordine dei medici Roberto Rossi. «Ho l'impressione che la Regione Lombardia non sappia bene cosa vuol fare da grande - commenta - Passo la vita a sentire bellissimi progetti che vogliono sburocratizzare ma non fanno altro che produrre altre carte, commissioni, documenti». In base alle prime indiscrezioni, la figura del medico di famiglia dovrebbe essere meglio integrata nella rete di assistenza sanitaria. Vale a dire che il medico di sempre dovrà accompagnare il paziente, in particolar modo quello cronico, in tutto il suo percorso di malattia. Aiutandolo a prenotare visite specialistiche e senza abbandonarlo a rimbalzare tra mille sportelli, Cup e mille diagnosi diverse.
Ad ascoltare le proposte dei medici era presente il consigliere Fi Giulio Gallera che si farà portavoce delle richieste con i colleghi della commissione sanità.