Rimpasto, torna l'assessore al Welfare

Malumori per la bozza presentata al leghista Rizzi. Mantovani: «Prima devono discutere con noi»

«Con questa squadra andremo avanti fino al 2018» ha detto il presidente della Regione, Roberto Maroni, alla sua prima riunione di giunta dopo il rimpasto ottenuto da Forza Italia. Ma non tutto sembra stabile, tanto che si torna a parlare di un nuovo assessorato al Welfare. Resta alto il malcontento interno alla Lega, dove gli uomini di Matteo Salvini sono perplessi per le scelte che non hanno premiato il plurivotato Angelo Ciocca: il desiderio era si averlo in giunta al posto dell'assessore all'Agricoltura, Gianni Fava.

La Lega salviniana non nasconde il fastidio per il Libro Bianco sulla Sanità di Maroni rilanciato ieri come bozza per il consiglio dal presidente della commissione Sanità, il leghista Fabio Rizzi, durante un vertice di maggioranza che ha lasciato molti a bocca spalancata. Rizzi ha presentato una relazione nella quale, al punto 23, si parla senza mezzi termini di Assessorato al Welfare, il vecchio progetto maroniano di mettere insieme Sanità (del vicepresidente azzurro, Mario Mantovani) e Politiche sociali (della leghista Maria Cristina Cantù). Un altro indizio delle intenzioni di Maroni è l'attribuzione alla Cantù delle deleghe alle Pari opportunità: forse un preludio a nuove mosse.

Come conciliare l'assessorato al Welfare, una mezza rivoluzione, con la dichiarazione di non voler toccare nulla? Le proteste arrivano anche da casa leghista. «Mi sembra che Rizzi agisca troppo in autonomia, senza coordinarsi con il gruppo in Comune sui temi che contano» dichiara il capogruppo lumbard a palazzo Marino Alessandro Morelli, vicinissimo a Salvini. Che tra Salvini e Maroni la sintonia non sia perfetta, è palpabile. E se Salvini ha deciso di non esporsi troppo sulla Regione per concentrarsi sui temi nazionali (e non essere associato a questioni di poltrone), ciò non significa che siano tutte rose e fiori. La Lega punta a Lombardia Film Commission e Ersaf e non intende concedere mani libere a Maroni nella riforma della Sanità.

A dire la sua è anche l'azzurro Mario Mantovani. L'assessore alla Sanità stoppa la bozza Rizzi: «L'accorpamento non è una questione legislativa, ma politica. Se Maroni vuole cambiare qualcosa, lo dovrà concordare con noi. Vale per la Sanità come per l'eventuale accorpamento tra Cultura e Sport». Tra i malumori, c'è quello della Lista Maroni, che voleva sostituire l'assessore allo Sport, Antonio Rossi, con uno degli eletti.

Nel progetto di riforma sanitaria vengono accorpate e dimezzate le Asl (a Milano ne rimane una, Monza e Lecco vengono accorpate) e sotto le Asl ci sono le aziende integrate, composte da aziende ospedaliere più la parte sociale e i presidi ospedalieri. Cauta protesta anche da Ncd: «Giusto accorpare ospedale e territorio, ma bisogna ancora discutere molto sui criteri e sull'aspetto economico. E poi c'è l'enorme tema del ruolo del privato».