Riparare il Gratosoglio E il sogno dei ragazzi fa rivivere il quartiere

Dalla rampa di skate, alle aiuole davanti alla scuola, al campo di calcio Un gruppo di giovani mette a posto le strutture in disuso e la vita riparte

Al Gratosoglio abitano gli extramilanesi. «Prima del Gratosoglio, Milano finisce». Ride Gabriele pensando a Expo, perché se tra poche la terra intera approderà a Milano, dal centro alla campagna, il Gratosoglio resterà ancora una volta fuori dal centro, fuori dalla periferia, fuori dalla crosta della terra, come una Macondo neppur degna d'essere fantasticata.

«Ecco, questo non è vero. Ora la fantasia c'è. E' proprio quella che vogliamo portare» sottolinea il ventiseienne, che da un anno insieme all'amico Mattia ha costituito un gruppo di una ventina di ragazze e ragazzi il cui scopo è quello di dare un'anima al quartiere dormitorio della città, per evitare che nelle notti continuino ad accadere in incubi più che in sogni tra l'inerzia di giorni senza bellezza.

Tutto cominciò il 25 aprile 2014 al ritorno di un viaggio a Londra dove Gabriele, grafico pubblicitario, s'accorse che il capitolo «integrazione» non riguardava solo la vita di extracomunitari arrivati da lontano, ma anche l'esistenza di ragazze, ragazzi, donne e uomini che abitano per natura lontano benché stiano attaccati di casa come api, perché non hanno nulla di sano da condividere, perché di tutto quello che accade a Milano al Gratosoglio non arriva neppure l'eco.

«A Londra ho visto un altro mondo, un modo di incontrarsi spontaneo tra le genti più varie» racconta, non trovando le parole per descrivere una realtà che, confrontata alla sua vita di extramilanese, gli parve fiaba.

Costruire la fiaba partendo dalla realtà: questo il passo dei nuovi giovani. «Abbiamo cominciato dalla rampa di skateboard. Da trent'anni stava lì, rotta, abbandonata, pericolante e pericolosa - racconta Mattia -. Dopo aver cercato il costruttore che la fece, è iniziato il primo passo per rimetterla in sesto. Ci siamo mossi dapprima con le nostre forze e in un secondo momento, con tanta pazienza, siamo riusciti a interessare il Comune. Sarà inaugurata a giugno».

Insieme alla rampa sono sorti un'area cani, un campo di calcio e un'aiuola davanti alla scuola elementare di via Michele Saponaro 36. «La gente comincia a incontrarsi, a generare un altro modo di vivere. In quartiere ci sono tanti cani, ma prima non esisteva nulla per loro, solo la maledizione di polpette avvelenate che di tanto in tanto faceva morire qualche animale caro».

Gabriele e Mattia hanno messo insieme un gruppo di coetanei, studenti, persone con una professione all'inizio o con lavori saltuari. Si prendono cura del quartiere per trasformarlo. «Ci riuniamo ogni martedì in un laboratorio dell'Aler. Quando in giro ci diamo da fare, sono in tanti a chiederci: chi siete? Dobbiamo darci un nome. Non siamo un gruppo politico, anche perché la pensiamo in modi molto differenti» dice Gabriele. Per tanto tempo alcuni di loro hanno desiderato che Milano arrivasse al Gratosoglio con i suoi mille saloni, fuori salone e fiere, ora esclamano: «ce lo facciamo noi un salone del mobile!».

Dare vita alle iniziative per questi giovani, che tengono una loro cassa-fondi autonoma e autogestita, è anche un modo per sperare di creare lavoro. «La brutta vita del Gratosoglio è causata dalla disoccupazione. Aprire siti significa creare posti d'impiego per coloro che se ne prenderanno cura. Questo quartiere è fatto di tanti vecchi stanchi, che hanno perso la speranza nella vita. Non è giusto» conclude Mattia. Infatti è più pericolosa la vecchiaia disillusa che la gioventù in ansia:alla scuola elementare con la nuova aiuola nonne e nonni vanno volentieri a prendere i nipotini.