La ripresa è arrivata ma ora i costruttori temono gli stranieri

«Una lieve speranza per il domani», «una luce in fondo al tunnel». Può sembrare poco, invece è già molto, dopo anni di depressione, quel che vede nel futuro Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance. Si apre con una nota rosa la sua relazione all'assemblea annuale dell'associazione che raggruppa le imprese di costruzione delle province di Milano, Lodi, Monza e Brianza. A dare materiale di ottimismo sono i dati economici, positivi (sia pure per piccoli cenni) dopo sei anni di disastri.
In particolare qualche buona notizia arriva dai mutui: la domanda di mutui delle famiglie italiane cresce e il mese di agosto ha fatto segnare un +4% rispetto all'agosto 2012, che si somma al 2% del mese di luglio. Qualche dettaglio. Oltre il 75% delle domande di mutuo ha un valore inferiore ai 150.000 euro. La durata del mutuo è prevalentemente tra i 25 e i 30 anni, mentre i richiedenti hanno un'età compresa tra i 35 e i 44 anni nel 42% dei casi e tra i 25 e i 34 anni per il 39%. Persone giovani o almeno relativamente giovani.
C'è però un tema che fa soffrire gli imprenditori edili: la concorrenza sul costo del lavoro che arriva dall'Europa dell'Est. Nelle province di Milano Lodi e Monza dal maggio 2012 al maggio 2013 si è perso l'11,8% dei lavoratori e l'11,9% delle imprese. De Albertis denuncia «un vero e proprio processo di delocalizzazione produttiva». E poiché palazzi e strade non si possono costruire all'estero «si importano i lavoratori attraverso l'istituto del distacco internazionale».
Il diritto di libera circolazione delle persone consente questi distacchi, purché siano temporanei e nel rispetto di retribuzioni e norme vigenti nel Paese di invio, per evitare la concorrenza sleale a danno dei lavoratori. «Tra la teoria e la pratica c'è purtroppo un abisso» denuncia Assimprendil. Ad essere aggirata è soprattutto la contribuzione previdenziale, che in Italia è molto più significativa rispetto ad esempio alla Romania. La conseguenza è che le imprese dell'Est riescono a mantenere più bassi i costi e a vincere più facilmente le gare. E alla fine anche i lavoratori dell'Est risultano più “convenienti” rispetto agli italiani.
Assimprendil mostra soddisfazione per le ultime scelte del governo, dalla legge del fare al decreto casa al finanziamento dei Fondi per il sostegno all'acquisto e all'affitto destinati a soggetti economicamente deboli. Anche se «manca una vera scossa in grado di far ripartire i consumi».
I costruttori chiedono un trattamento fiscale agevolato per stimolare il business delle locazioni: estendendo dai privati alle aziende la cedolare secca sugli affitti (ovvero l'imposta unica che sostituisce tutte quelle sulle locazioni, dall'Irpef alle imposte di registro e di bollo). «Nessun imprenditore guarda a questo business con interesse e conseguentemente l'offerta in affitto si basa sul privato, che genera un mercato non mercato, assai ridotto nelle dimensioni e con quote di elusione elevatissime» segnala Assimpredil. In questo settore il caso italiano è un unicum: l'80 per cento delle abitazioni sono in proprietà e il mercato degli affitti è molto marginale. Invece «nei Paesi dove la locazione è una modalità prevalente esistono soggetti imprenditoriali in grado di creare un'offerta concorrenziale».