Il ristorante a un euro ora offre anche lavoro

Patto con Mm e sponsor per ristrutturare case

É stato inaugurato il 4 ottobre del 2014. Compie quasi due anni il ristorante solidale «Ruben» aperto dalla Fondazione dell'ex presidente dell'Inter Ernesto Pellegrini. Con un euro, le famiglie in difficoltà possono permettersi una cena al ristorante. Per intercettare chi ha veramente bisogno, le «prenotazioni» sono gestite da circa 150 associazioni sparse sul territorio. Ad oggi, risultano tesserate circa 3.800 persone. Ogni sera, sono disponibili 400 coperti a tavola e in media circa ospiti hanno tra zero e 12 anni di età. Nella sede di via Gonin 52 ieri anche il sindaco Sala e gli assessori al Welfare Majorino e alla Casa Rabaiotti hanno partecipato accanto a Pellegrini al dibattito «Ruben ha casa al Giambellino» con i volontari e gli enti coinvolti. Un'occasione per guardare al futuro. Ci sono già due progetti in campo. Il primo si intitola «Un lavoro, una casa per Ruben». I volontari che ogni sera accolgono e parlano con le famiglie si rendono conto che il bisogno principale per uscire dallo stato di indigenza è quello del lavoro. Di recente una quarantina di persone sono state arruolate per la vendemmia in Franciacorta. Un modo per ripartire. Ora con la sponsorizzazione di Pwc, disponibile a pagare lo stipendio delle persone che saranno selezionate, e un patto con Comune e Mm, alcuni ospiti di Ruben potrebbero iniziare ad occuparsi della manutenzione dei caseggiati popolari di Mm al Giambellino. Un lavoro utile e a costo zero per l'azienda pubblica. Una quota minima - 2 o 3 - degli alloggi sfitti recuperati dal lavoro delle persone che cenano presso Ruben possa essere gestito dalla fondazione per i casi di emergenza. Col secondo progetto «Solidarietà 5.0» si cercherà di mettere incontro più facilmente la domanda e offerta dei fondi a disposizione delle famiglie in difficoltà. E il sindaco ieri ha portato dei volumi in omaggio all'iniziativa «Se fossi un libro» lanciata dall'Alleanza delle Cooperative Italiane della Lombardia in piazza Duca d'Aosta. I libri raccolti andranno a costituire di biblioteche destinate ai centri rifugiati di seconda accoglienza con l'obiettivo di facilitare la loro conoscenza dell'italiano.