Risuscitano Gatsby e i ruggenti Anni '20

A Palazzo Morando anche una «chicca»: la proiezione di alcune sequenze della versione perduta del film

Tutti, o quasi, hanno visto Il grande Gatsby di Baz Luhrmann, del 2013, interpretato da Leonardo Di Caprio. Tutti, o quasi, si ricordano la versione leggendaria del 1974 girata da Jack Clayton, con Robert Redford al massimo del suo fascino. In pochi conoscono Il grande Gatsby diretto nel 1949 da Elliott Nugent, con uno straordinario Alan Ladd (il Jay Gatsby perfetto per molti critici). Mentre nessuno ha mai visto la prima versione cinematografica, siamo all'epoca del muto, girata da Herbert Brenon e interpretata da Warner Baxter. Era il 1926, un anno esatto dopo l'uscita del romanzo di Francis Scott Fitzgerald. E il film andò perduto.

Ora, però, tutti gli amanti - e le amanti - di Gatsby, possono partecipare, almeno, a uno dei suoi celebri party. Lo scrittore e critico cinematografico Pino Farinotti ha realizzato un video con le scene delle feste di Jay Gatsby tratte da tutti e quattro i film ispirati al capolavoro di Fitzgerald (una cosa abbastanza rara, se si pensa che del primo film, quello del '26, è sopravvissuto solo un breve trailer) che sarà proiettato stasera a Palazzo Morando durante una grande festa in costume - con scrittori, giornalisti, attori, politici, in frenetico stile anni Venti - organizzata per presentare il nuovo romanzo dello stesso Farinotti, dal titolo Il ritorno di Gatsby (Morellini, pagg. 244, euro 11,90). Sì, perché nessuno ancora lo sa. Ma il grande Gatsby non è affatto morto.

Si dice che, secondo le inchieste delle riviste letterarie americane, Il grande Gatsby sia al primo posto fra i romanzi del Novecento. E si dice anche che molti aspiranti scrittori, dopo aver letto l'ultima pagina del romanzo (vi ricordate? «Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato») abbiano rinunciato a tentare la via della letteratura, per manifesta impossibilità di un confronto. Ma con la letteratura, e i suoi miti, si può giocare, anche in maniera molto raffinata. E così Farinotti - famoso per il suo Dizionario dei film aggiornato ogni anno e per il romanzo 7 km da Gerusalemme , che nel 2000 fu un caso editoriale - ha immaginato di superare, narrativamente, la morte di Gatsby, una delle più dolorose della storia della letteratura, per farlo approdare, nei suoi impeccabili abiti e con il fascino di sempre, in Europa.

Dalle feste strepitose di West Egg a quelle della Côte d'Azur, continua il sogno di Jay, raccontato, anche questa volta, dal suo «vecchio» amico Nick Carraway: «Quando si seppe della speranza, esile, impossibile, che Gatsby si salvasse, io sorrisi. Sapevo che si sarebbe salvato, perché le regole umane e vitali di Gatsby non erano le regole di tutti... Verso la fine di aprile emerse qualcosa che andava in una direzione: Gatsby non era più in clinica, non era a New York, non era in America. Altro mistero dunque. Ma una notizia certa, univoca c'era: Gatsby era vivo».

Certo, l'idea di osare l'inosabile, immaginando cosa accade ai personaggi di un romanzo-culto dopo la parola «fine», è ambiziosa. Serve talento e coraggio. Ma, del resto, sappiamo qual è la battuta centrale del libro. Nick dice: «Non si può ripetere il passato». «Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può», risponde Gatsby.