Il ritorno degli «Stadio»: un «Diluvio universale»

Macchè canto del cigno. Chi pensava che gli Stadio fossero arrivati al capolinea dopo 27 anni di carriera ha dovuto ricredersi. In effetti, il nuovo album Diluvio universale ha il passo dei primi della classe e li sta rilanciando alla grande. «Questo nuovo lavoro punta il dito su un Paese in cui la politica - e a volte l'amore - sono in crisi perché nessuno rispetta più le regole», racconta Gaetano Curreri, classe 1952, modenese di Bertinoro, incontrastato leader, nonché unico superstite della formazione originale assieme al batterista Giovanni Pezzoli. «Non più tardi di qualche mese fa, guardando in tv il tentativo di linciaggio di un extracomunitario, per un attimo ho provato compiacimento. Mi sono fatto subito un esame di coscienza e mi sono detto: “Ti devi vergognare, tu che hai nella tua storia, nel tuo dna, la presenza di amici e di parenti che sono emigrati“». A dare il titolo al disco, al solito romanticamente malinconico e in bilico tra linguaggi, sonorità e, perché no, leggerezze tipiche del pop-rock e la canzone d'autore, il brano scritto da un loro amico carissimo: Vasco Rossi. «È una canzone d'amore tradito che si amplia a denuncia sociale - spiega Curreri -. Vasco ha una sua idea precisa delle storie d'amore. Iniziano sempre con il sacro fuoco, con la passione travolgente che poi, inevitabilmente, si consuma. Per andare avanti, secondo lui, bisogna mettere in campo un progetto, e fare fede ai patti stabiliti sin dall'inizio. Un discorso che, nel pezzo, vale per un uomo e una donna ma poi si allarga a un patto sociale, un patto tradito tra un Paese e i suoi cittadini». «Ogni album è figlio dei nostri tempi - insistono gli Stadio -. Certo, siamo abituati a fare i conti con la realtà, compresa quella prosaica di vendere dischi. Ma questa volta sentivamo che era arrivato il momento di fare un passo in più. Di fare una fotografia puntuale della nazione, alla ricerca di valori smarriti». Che cosa attendersi dal concerto di stasera al Teatro Smeraldo (ore 21, ingresso 35/20 euro)? Oltre due ore e mezza di musica intensa e tirata. «Questa è la nostra tournée più ambiziosa», chiosa il quartetto di cui fanno parte anche Andrea Fornili (chitarre) e Roberto Drovandi (basso). «Per il nuovo progetto abbiamo scelto sonorità forti, sul palco facciamo vibrare le prime file. Però bisogna anche accontentare i fan. Così abbiamo creato tre, quattro grandi medley con i successi di una carriera. Alla fine suoneremo più di 35 brani».