Il ritorno dei Legnanesi

«Teresa» Provasio racconta il nuovo show della famiglia Colombo «in gita a Napoli»

Antonio Bozzo

«Mio marito Giovanni riceve un messaggino che rivela la sua tresca con una contessa partenopea e io vado a riprendermelo a Napoli», dice Antonio Provasio. Basterebbe questa mossa della Teresa gelosa e furiosa per mettersi in fila al botteghino del Teatro della Luna, dove dal 5 gennaio al 4 marzo (due mesi!) va in scena Signori si nasce...e noi?, nuovo spettacolo della premiatissima ditta I Legnanesi. Provasio ci ingolosisce. «Lo spettacolo è un grande abbraccio a Totò, scomparso 50 anni fa. Noi, del profondo Nord, ci inchiniamo al principe della risata nato sotto il Vesuvio. Stiamo avendo grandissimo successo: a Cremona, per San Silvestro, veniva giù il Ponchielli dalle risate. E non ci riposeremo fino a giugno: dopo Milano continua la tournée, a Seregno. Siamo stati per la prima volta a Gorizia. Ai Legnanesi vogliono bene in tanti». Provasio, che come tutti sanno in scena è la Teresa, intona anche Malafemmena, celebre canzone di Totò. «Ho ritrovato la voce. Sono stato operato alle corde vocali, avevo praticamente un callo dovuto all'uso intensivo, a Lione, il 6 luglio scorso, nella stessa clinica dove in aprile è stato operato Ligabue. Ora parlo e canto che è una meraviglia».

Chissà se Totò, omaggiato dalla compagnia fondata da Felice Musazzi nel 1949, si è mai goduto le disavventure della famiglia Colombo. «Non lo sappiamo - dice Provasio - ma non ci sarebbe nulla di strano, era molto curioso. Tra i nostri fan abbiamo Salemme e Arbore, che verrà a vederci in febbraio. Lo spirito più autentico del Sud è in sintonia con la Teresa, la Mabilia e il Giovanni, terzetto su cui ruotano le avventure della famiglia di ringhiera». Quest'anno, per la prima volta, i Legnanesi sono al Teatro della Luna, 2700 posti, pieni ogni sera. «Non ci lamentiamo - commenta Provasio - abbiamo già venduto 40mila biglietti». Da far schiattare d'invidia altre compagnie. Perché la gente corre ad applaudirli? Anche se non capisce del tutto le battute in dialetto legnanese? Perché i Legnanesi sono uno spettacolo popolare ma senza volgarità, che utilizza gli stilemi della commedia, gioca con l'arte perduta della rivista e non si abbandona alla facile satira di occasione. «Niente politica - conferma Provasio - ma due ore e dieci minuti di risate intorno a cose che capitano a tutti: tradimenti, invidie, sogni, delusioni. La vita, vista da una casa di ringhiera, con l'arguzia e l'innocenza di persone semplici, però non schiave dei pregiudizi». Lo spettacolo nuovo valorizza alcuni boys. Uno, Maicol Trotta, è promosso al ruolo di attore, nei panni di Ciro. L'azione prende il via in una data importante, l'8 marzo, festa della donna e compleanno di Teresa. Non saranno mimose e baci: un sms malandrino raggiunge Giovanni e rivela che si è innamorato. Per farlo rinsavire - il colpo di testa non fa per lui - si mobilita tutto il cortile, a partire dalla figlia Mabilia: cinquant'anni d'amore con Teresa non si cancellano. Colonna sonora che accompagna la sontuosa messinscena, oltre a Malafemmena, Funicolì funicolà e l'immancabile O' sole mio. Con Provasio, anche autore dei testi e regista, in scena nei ruoli principali Enrico Dalceri (Mabilia) e Luigi Campisi (Giovanni).