Il ritorno di Letizia Moratti «Expo? Se mi chiamano...»

«Sorrido ma non intervengo». È lo stile Letizia Moratti come lo racconta lei, nel salone della Provincia per ricevere il premio Isimbardi della riconoscenza. Titolo di merito numero uno: aver portato l'Expo a Milano. Adesso che tutti parlano di Expo e sperano di salvarsi dalla crisi grazie al 2015, Moratti mantiene il suo aplomb mentre racconta di essere stata esclusa dalla grande presentazione alla Villa Reale di Monza. Usa l'ironia: «Non sono stata invitata ed era difficile esserci». Nessuno l'ha chiamata nemmeno nei giorni successivi, per rimediare. Ma a lei piacerebbe lavorare per Expo? «Non penso a un coinvolgimento diretto in Expo 2015 anche perché potrei dare la mia disponibilità se mi venisse chiesta ma così non è stato». Ancora: «Di Expo so solo ciò che leggo sui giornali».
La sua Expo era diversa da quella che adesso vede nascere e avvicinarsi. Non è donna da polemiche rumorose, sorride molto e interviene poco. Ma non tace. Lamenta che «i progetti di cooperazione internazionale non sono andati avanti». Eppure era nello spirito di Expo e sarebbe proprio la via giusta «aiutare gli immigrati nei loro Paesi, come raccomanda Papa Francesco, per prevenire un'immigrazione che adesso è difficilmente sostenibile».
Quando viaggia, raccoglie impressioni non positive. «Quello che mi viene detto nei Paesi in cui vado per lavoro è che manca una presenza di Expo sul territorio. Noi siamo riusciti a portare a Milano l'esposizione universale proprio perché siamo andati Paese per paese a spiegare che cosa Expo sarebbe stato». E ancora: «Non ho letto di accordi con altre città. Ma i pacchetti turistici non si costruiscono all'ultimo». Conclusione: «C'è ancora tanto lavoro da fare».
Sorride molto e interviene poco, da quando non è più sindaco di Milano. Un'avventura bruscamente interrotta e che potrebbe non essere definitivamente archiviata. «Mai escludere nulla» dice ai giornalisti che le chiedono se potrebbe candidarsi ancora per Palazzo Marino. Lei non ha mai smesso di pensare e progettare per la città. Ipotizza una scala di priorità elettorali: «Se dovessi riscrivere il programma per Milano, metterei al primo punto la finanza sociale, come allora avevo messo Expo». La finanza sociale, dedicata a beni e servizi per i cittadini. «Nei giorni scorsi parlavo con un'importante banca che sta investendo in infrastrutture milanesi. Mi hanno chiesto dei consigli e glieli ho dati».
Oggi Moratti si dedica totalmente a San Patrignano e al terzo settore. È convinta che sia questo il futuro, che da qui possa arrivare la svolta: «Il terzo settore è la nuova frontiera, la nuova Expo. Lavoro molto con Paesi avanzati come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l'Unione europea. In questo l'Italia è indietro». Il terzo settore, il no profit, le associazioni di cittadini, la via tra lo Stato e il mercato. Un lavoro dal basso, uno Stato poco invadente. Tutto un altro modo di vivere Milano.