Il ritorno di Pogorelich L'araba fenice del piano

Il divo, sparito per anni, concede pochi concerti Riapparirà lunedì con un recital «romantico»

Piera Anna Franini

Il pianista Ivo Pogorelich (Belgrado, 1958) è un genio turbolento, cresciuto in una terra, la ex Jugoslavia, geneticamente ribollente. Un artista araba fenice, che compare e dispare. Vive in Svizzera e concede ben pochi concerti.

È dunque da prendere al volo il recital di lunedì (ore 20.30) all'Auditorium sui Navigli - la casa della Verdi -, a favore di Vidas, l'Associazione milanese che da 35 anni offre assistenza completa e gratuita ai malati terminali. In programma pagine firmate da Chopin, Schumann, Mozart e Rachmaninov. È cresciuto in una famiglia culturalmente multiforme «con mamma serba, dunque legata alla cultura ottomana - spiega - e papà croato, dunque latino. Il nonno, ufficiale dell'esercito austro-ungarico, parlava tedesco, francese, italiano. Aliza, la donna della mia vita, purtroppo scomparsa nel 1996, proveniva da San Pietroburgo, una città imperiale. Io ho studiato a Mosca». Pogorelich ha rarefatto la sua presenza nelle sale. E questo dalla morte della moglie. Sparito dal 1999 al 2001, poi il ritorno alla ribalta; e tempo fa un progetto (poi arenatosi) di «Cento concerti» in giro per l'Italia: voleva suonare nei luoghi meno scontati, eppure belli, dando loro la meritata visibilità.

Vi sono stati anni in cui Ivo era il Divo della tastiera. Un artista controcorrente che ha alimentato leggende, pettegolezzi, amori viscerali e avversioni. Perché questo artista o lo si ama o lo si detesta, non vi sono le mezze misure. Martha Argerich, la dea del pianoforte, era nella commissione del Concorso Chopin di Varsavia del 1980. Fra i candidati anche Pogorelich, la giuria gli preferì un oscuro pianista, il cui successo nacque e morì in quello stesso giorno. E la Argerich, nota per bravura e temperamentino, se ne andò piccata per il mancato premio. L'interpretazione di una Sonata di Chopin offerta da Pogorelich era talmente sui generis, così visionaria da ingenerare diffidenza nei giurati. Morale. Il vincitore si prese la medaglia e sparì nel nulla mentre Pogorelich pochi mesi dopo debuttava alla Carnegie Hall di New York. A 22 anni. Eccentrico e narciso, è però capace di grandi gesti di generosità: mentore di giovani talenti e in prima linea nel promuovere operazioni filantropiche, anche cinque anni fa venne a Milano per un concerto pro-Vidas.