Rivalità e sgambetti La sinistra in pezzi a rapporto da Renzi

Tutti appesi a Matteo Renzi. Il Pd, il sindaco, i due papabili - Giuseppe Sala e il vicesindaco Francesca Balzani - e di rimbalzo gli altri attori in campo. Da Sel ai candidati che sono già scesi in campo, la frase di rito ieri era: «Aspettiamo di capire cosa decide il premier, speriamo faccia in fretta». Alla faccia di Pisapia che credeva di essere tornato regista della politica milanese. Dopo aver risposto «Balzani chi?» al primo abboccamento del sindaco 4 mesi fa, mercoledì Renzi incontrerà lei e Pisapia per mettere un punto sulle Comunali milanesi che dovevano essere una passeggiata e stanno diventando il rompicapo nazionale. La Balzani, che renziana non è mai stata, ma semmai gli ha fatto uno sgambetto alle ultime regionali in Liguria schierandosi al fianco di Cofferati, forse per entrare nel mood dell'incontro è arrivata ieri alla due giorni di revival dei comitati arancioni con jeans e chiodo nero, lo stile del premier ospite ad «Amici» di Maria De Filippi. Bocca cucita su candidatura e primarie, ha partecipato a un tavolo sulla partecipazione raccogliendo anche qualche critica dei militanti su abuso di Facebook da parte del Comune e il muro trovato in questi anni bussando ai consigli di zona. Sarà Pisapia oggi a chiudere la kermesse con il coordinatore degli «arancioni» Paolo Limonta che ammette: «Se vogliamo sostenere la continuità con Pisapia, non ci possono esserci due assessori alle primarie». O Balzani o Il Pd Pierfrancesco Majorino, in campo. Se la prima ha la benedizione del sindaco, a lui toccherebbe un passo indietro ancora in là da venire. «Organizzare velocemente le primarie» ha ribadito ieri escludendo ticket con la vice. Intorno a lei c'erano invece il capogruppo Mirko Mazzali e il consigliere di Sel Luca Gibillini.I bookmaker in casa Pd danno Sala in netto vantaggio, ma a questo punto non potrebbe bypassare le primarie con Majorino (se vincesse l'assessore, oggi considerato debole dal partito, anche la sua immagine ne sarebbe rafforzata). Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti era in città e ha lasciato mani liberi ai vertici milanesi su questo percorso. E suona pro manager una frase del vicesegretario Pd Lorenzo Guerini: «Milano ha raggiunto risultati importanti grazie alla azione della giunta Pisapia. Partiamo da quel lavoro, in continuità, aprendoci poi alle sfide dell'innovazione e del futuro che una città come Milano sollecita alla politica». Cambiare fa bene, ha detto giorni fa Sala. «É una figura importante per la città - conferma di lui Guerini - e credo che abbia le caratteristiche per interessare i milanesi». Il sindaco «lo sceglieremo senza teatrini e senza paura di confrontarci con le primarie» assicura il coordinatore Pd Pietro Bussolati. Un senatore renziano, Giorgio Tonini, sostiene invece che «se Pisapia decidesse ancora di cambiare idea, sarebbe la scelta migliore». Ma persino tra sinistra e arancioni i commenti sono tiepidi, più convinti che pagherebbe ai voti un dietrofront.ChiCa