«Rivediamo i progetti ma il Cerba resti a Milano»

«È impossibile fare il Cerba in un'altra città lombarda che non sia Milano». Parola di Maurizio Mauri, rappresentante della Fondazione, che scongiura un caso-bis in stile Cittadella della Salute, «scippata» in corner da Sesto San Giovanni. Che l'istituto di ricerca debba essere costruito a fianco dello Ieo di Umberto Veronesi, in via Ripamonti, è uno dei pochi punti fermi del progetto. Per il resto si è disposti a ripensare alle aree, a trovare una sede vicina per le residenze, a ridimensionare i disegni. Tutto è ancora in alto mare, sia per il ricorso al Tar sia per le procedure fallimentari dopo il crack Ligresti. Ma l'interesse comune c'è. «Altrimenti lo avremmo detto prima» spiega l'assessore comunale all'Urbanistica Ada Lucia De Cesaris. Cerba significa tante cose per Milano: sarebbe la strada per creare 3mila posti di lavoro nella ricerca e quasi 5mila se si calcola tutto l'indotto. E sarebbe anche la via per «creare un coordinamento che renderebbe Milano - precisa Mauri - capitale europea della sanità e della ricerca». Certo, qualche rammarico su come si è lavorato finora c'è. «Diciamo - aggiunge la De Cesaris - che sarebbe bastato firmare la convenzione sui progetti prima del fallimento della proprietà. Ora al Comune serve un interlocutore unico». Il presidente della commissione Urbanistica, Roberto Biscardini, sprona il Comune a «superare le difficoltà e a trovare un accordo in tempi brevi», senza dimenticare che, grazie all'operazione, Palazzo Marino intascherebbe 35 milioni di oneri di urbanizzazione. Soddisfatto di come stia prendendo forma l'idea di un «mini-Cerba» è anche l'ambientalista Carlo Monguzzi. «Si lavorerà perché venga edificata solo la parte sanitaria, nel completo rispetto del Parco sud».