Rivolta in cinque quartieri È flop del «modello Pisapia»

Dalle case popolari al centro, proteste per degrado e cantieri Altro che continuità. È arrivato il momento di voltare pagina

Continuità sì, continuità no. É stato il refrain della campagna per le primarie del centrosinistra. La vicesindaco Francesca Balzani si è dichiarata da subito l'unica candidata in grado di raccogliere l'eredità di Giuliano Pisapia. Il manager Beppe Sala era per partito a dicembre con il messaggio coraggioso «io non sono Pisapia», e lo ha ritirato cammin facendo. L'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino ha cercato di stare nel mezzo, perchè a volte non si può difendere l'indifendibile. É stato piò facile per il candidato sindaco del centrodestra, Stefano Parisi, dire la verità: «Nella Milano di Pisapia deve cambiare quasi tutto». Il modello arancione ha fallito su più fronti. Mostriamo solo qualche esempio (i più recenti) della mala-gestione del Comune. I cantieri della M4 e del parcheggio di piazza San Babila stanno infiammando le proteste dei residenti, ci sono i commercianti preoccupati per i danni alle attività (se sedici sono a rischio chiusura in zona Solari/San Cristoforo) quasi altre ottocento attività sono intaccate a livello «alto o medio» dai lavori. E si fanno sentire gli ambientalisti: forse si poteva contenere il numero degli alberi da sacrificare? Ieri è cominciato il taglio del filare lungo via De Amicis, uno spettacolo desolante.Il Codacons chiede invece il conto di un'altra opera appena realizzata e forse male, se dopo un anno già si vedono i segni delle crepe e c'è qualche cedimento. La denuncia riguarda il restyling degli argini lungo il Naviglio Grande, il Comune dovrà rispondere. E aspettano da due giorni una soluzione i residenti nelle case popolari di via Bottoni dove domenica scorsa è scoppiato un incendio (non si sa ancora se doloso o a causa di un cortocircuito) che ha mandato in tilt elettricità e riscaldamento negli appartamenti. In diversi alloggi si sono danneggiate anche le finestre, gli inquilini hanno chiesto di essere spostati temporaneamente in appartamenti sfitti ma non c'è stato verso, e anche per la riparazioni la risposta è stata evasiva (occupatevene, poi vi rimborseremo). É uno dei quartieri popolari che il Comune si vanta di aver sottratto alla gestione Aler per affidarli a Mm, una «rivoluzione» epocale. Gli inquilini dicono: si stava meglio quando si stava peggio.