Rivolta dei facchini all'Ortomercato: «Ci tolgono il lavoro»

Sono 120 e sono furibondi. Sono i facchini dell'Ortomercato che rischiano di rimanere senza lavoro. Il motivo? La Sogemi, la società che gestisce i mercati generali, ha affidato tramite gara, il servizio di scarico carico merce a un ente esterno. Fin qui nulla di strano se non fosse che per trent'anni i grossisti dell'Ortofrutta hanno scaricato da sé i camion che portavano la propria merce in entrata e in uscita. Questo era possibile grazie a una deroga alla legge regionale del 75, rinnovata per circa trent'anni appunto, periodo durante il quale i grossisti si sono costruiti una rete di collaboratori, un centinaio circa, che sono stati regolarmente assunti. Bene, un anno fa la società, controllata dal Comune, in ottemperanza alla nuova legge (art. 49 legge reg. 6/2010) ha vietato ai grossisti di provvedere autonomamente al servizio, bandendo la gara. Le conseguenze della riorganizzazione? Il rischio di licenziamenti per circa 120 facchini delle cooperative di carico e scarico da parte dei grossisti e rischi per la conservazione delle merce, dal momento che il nuovo concessionario, l'Ageas, dovrà espletare le operazioni entro «diverse ore dall'arrivo della merce - denuncia l'Associazione Grossisti Ortofrutticoli - interrompendo la catena del freddo o più probabilmente facendo guastare la merce che diventerà invendibile, oltre che pericolosa per il consumo».
Non solo, secondo l'Associazione dei Grossisti «con la previsione di scaricare le merci non più alla vista degli operatori ma in spazi comuni da personale Ageas e secondo le tempistiche a quest'ultima concesse da Sogemi vengono resi impossibili i controlli previsti dalla normativa HACCP». In sostanza gli operatori, sentendosi danneggiati dalla riorganizzazione del sistema chiedono «una profonda revisione». Ma gli operatori accusano Sogemi anche di non rispettare «l'obbligo di garantire sempre e comunque il rispetto della tutela alimentare», «di violare il regolamento del mercato (art. 22, comma 9) che stabilisce espressamente che i servizi di mercato non possono essere dati in subappalto» e di non aver indicato nel protocollo del 21 gennaio 2013, «che la concessione del servizio a un unico soggetto avrebbe comportato il licenziamento forzoso dei lavoratori delle cooperative». E si rifiutano di «sottoscrivere qualsiasi accordo con l'Ageas e di versare a Sogemi il canone periodico dovuto per l'assegnazione del punto vendita/spazio assegnato nel mercato».
«Ma il Comune dov'è?» si chiedono i grossisti «eppure dovrebbe approvare ogni decisione rilevante delle società in house...». «Il Comune è a conoscenza della situazione - la replica - ma le eventuali azioni da intraprendere, sia per la sicurezza che sul fronte commerciale, sono al vaglio della società».
Sogemi risponde alle accuse rivendicando la «piena legittimità del proprio operato» sia per quanto riguarda la riorganizzazione del mercato, in ottemperanza alla legge regionale sia la «clausola sociale» del bando di gara in base alla quale Ageas «ha già definito - scrive Sogemi -con i sindacati del settore Trasporti e Logistica un'ipotesi di accordo per l'assunzione del personale in esubero delle cooperative di facchinaggio». Il destino dei facchini è ancora appeso all'esito delle trattative sindacali in corso.
Ieri intanto il Tar della Lombardia ha rigettato il ricorso presentato dagli operatori dell'Ortofrutta e del Mercato dei Fiori contro la società per l'aumento dei canoni di affitto dei punti vendita e degli uffici scattato dal 1 gennaio 2013. Affitti che sono passati, per il mercato dei fiori, dai 65 euro/mq per i punti vendita e di 62 euro/mq per gli uffici a 88,73 euro/mq per i punti vendita e 86,12 euro/mq per gli uffici.