La rivoluzione gialla tra smog e telecamere (E ritornano i soldati)

Al manager del centrodestra «il colore della speranza» E presenta il programma: «Subito la semplificazione»

Stefano Parisi sceglie il «giallo Milano» come colore della campagna per Palazzo Marino. Non è solo la tinta simbolo delle vecchie case di ringhiera o del risotto ma anche della linea 3 del metrò, del Bikemi, delle antiche livree dei tram tornate di moda dal 2010. Tradizione e innovazione. Il filo conduttore del programma che il candidato sindaco del centrodestra ha iniziato a snocciolare ieri ammettendo che, chiunque vinca, «troverà i cassetti del Comune vuoti, oggi si parla di Miracolo Milano per il nuovo skyline, Darsena, Expo, ma sono il prodotto di scelte prese dagli ex sindaci Albertini e Moratti, non dalla giunta Pisapia, ci vuole l'onestà di riconoscerlo». A chi «vorrà darmi fiducia prometto In 5 anni una città migliore». Qualche pillola? MISURE ANTISMOGBasta blocchi del traffico e misure di emergenza. E «Milano mi piace col sole, non voglio sperare che piova perchè così cala il pm10» ironizza Parisi. Nel primo mese di mandato vuole rimettere mano al regolamento edilizio, «promuovere premi fiscali e anche volumetrici per i proprietari di immobili a rigenerano gli impianti in chiave ecologica». Area C tornerà alla versione Ecopass della Moratti, «paga chi inquina. E più pass ai residenti in centro».URBANISTICA Riaprire al traffico piazza Castello, smantellare gli Expo Gate, avviare la trasformazione degli ex scali ferroviari «anche con nuovi luoghi per lo sport». La sinistra «si è ridotta all'ultimo per portare in aula il piano e lo ha affossato, ma saremo veloci e poi siamo più creativi». Anche sul post Expo «non subiremo le decisioni di Roma ma raccoglieremo le energie migliori, a partire dagli atenei, per disegnare il futuro. Renzi ha presentato in pompa magna il centro di ricerca Human Technopole, ma copre meno del 10% dei terreni, poteva essere fatto anche qui. Milano ha subito questa decisione, presa peraltro in modo un pò bislacco». MOSCHEA «Lo spazio c'è ma non si deve girare intorno al tema in maniera ideologica - sostiene -. Il problema del terrorismo esiste e servono garanzie di sicurezza. Non può essere una legge regionale a definire i parametri, avrebbe dovuto farlo il governo nazionale da tempo». Meglio le moschee degli scantinati? «Sono più sicure e controllabili, ma chiederemo ai gestori parole inequivocabili sulla libertà di culto di cristiani e ebrei, sermoni in italiano, controllo sui finanziatori». SICUREZZAMilitari in periferia, vigili di quartiere, mettere in rete anche le telecamere di sorveglianza privata («con tutte le cautele sulla privacy»), per fare intelligence anche sulla criminalità diffusa. «Oggi si denuncia il furto d'auto solo per l'assicurazione, a me hanno rubato 4 volte la bici e ormai uso il bike sharing, va perseguita anche la microcriminalità». Riqualificazione delle periferie e campi rom «in aree dove non creino disagio ai residenti». RIVOLUZIONE DIGITALEIn Comune ci sono 130 banche dati non interconnesse tra loro, «nel primo mese voglio avviare progetti di semplificazione anche per riavviare gli investimenti».