Rizzi, gli affari in Brasile per pagarsi il mutuo

Dalle intercettazioni gli incontri tra gli indagati al bar davanti alla Regione

Cristina BassiGli incontri al bar accanto al Pirellone, il mutuo di 5mila euro da pagare, la «relazione più che amicale» tra l'ex sindacalista della Cgil e la «Mandrake» (come si autodefinisce) delle dentiere Maria Paola Canegrati. Nuovi dettagli emergono dal fascicolo dell'inchiesta della Procura di Monza «Smile», che ha portato all'arresto del consigliere regionale della Lega Fabio Rizzi, della Canegrati e di altre 14 perone (per ulteriori cinque è stato disposto l'obbligo di dimora).Secondo l'ordinanza di custodia cautelare del gip Emanuela Corbetta, Mario Longo, braccio destro di Rizzi anche lui finito in manette, e la Canegrati si vedevano «frequentemente nel bar Colonna D'Oro, sito nei pressi della sede del Consiglio regionale lombardo per discutere (spesso passeggiando intorno all'isolato allo scopo di non potere essere intercettati) dei comuni interessi in materia di appalti pubblici» per i servizi di odontoiatria. Inoltre si davano appuntamento «al bar antistante il Pirellone per pianificare come artefare la gara d'appalto e poter veicolare l'aggiudicazione del nuovo centro di Baggio e al contempo il rinnovo del servizio presso gli altri centri». La Canegrati non si preoccupava affatto dei materiali scadenti che forniva agli ospedali: «Non si lamenta nessuno dei miei ... anche perché se no li prendo a sberle», dice in una telefonata intercettata. In un'altra fa riferimento all'ex vicepresidente della Lombardia Mario Mantovani, ai domiciliari per un'altra inchiesta, che vorrebbe «entrare a far parte di questa grande famiglia». Precisa il legale di Mantovani, Roberto Lassini: «Mai nessun rapporto è intercorso tra lui e le società coinvolte nell'indagine monzese». Rizzi invece contava di pagarsi il mutuo da 5mila euro mensili grazie all'affare dell'ospedale pediatrico da costruire in Brasile. «Potrebbero venir fuori un paio di milioni a testa», dice il consigliere alla compagna, anche lei indagata, dopo averle riferito di guadagnare 8mila euro al mese. La donna chiede: «E poi altri affari?», risposta: «Una compravendita di zucchero per la Russia... quello lì potrebbe essere una milionata da dividere in tre». Negli atti c'è anche il forte rammarico di Longo per l'intervista a Radiopadania di un imprenditore concorrente dell'amica Canegrati. Uno che aveva anche provato a ostacolarla con un ricorso al Tar.Infine il legame strettissimo e vecchio di anni tra l'ex sindacalista della Cgil Massimiliano Sabatino, nome noto della sanità milanese e oggi dirigente degli Istituti clinici di perfezionamento, e l'imprenditrice pigliatutto. Nelle telefonate lui - ora in carcere - la chiama «cucciola» e «amore». Secondo il gip, Sabatino aiutava l'amica dall'interno a ottenere appalti. E si poneva «sistematicamente a servizio» della Canegrati, garantendole «ogni informazione utile interna all'amministrazione, così asservendo la funzione pubblica agli interessi imprenditoriali e personali» della donna. In cambio avrebbe ottenuto denaro e altri vantaggi. «Senti tesorino, ci vediamo nei prossimi?», chiede lei. Risposta: «Ho bisogno... perché ho bisogno di fare il punto su Niguarda, perché... noi siamo un po' in ritardo cucciola». Sabatino poi non si scompone quando l'amica gli spiega il sistema per dirottare i pazienti sui servizi a pagamento. «Sposteremo la maggior parte dell'attività sulla solvenza», dice lei al telefono. Faremo liste d'attesa per il Servizio sanitario, aggiunge, «che vanno alle calende greche». Conclude il gip: la funzione pubblica dell'ex sindacalista «è totalmente svilita e assoggettata a favore» degli affari di «Paoletta».