Il rock dei Pearl Jam accende l'I-Days Festival

Dopo i Killers e i fratelli Gallagher, grande attesa per il gruppo «grunge» di Seattle

Luca Testoni

Potremmo parlare di quella musica dura, come cuoio ben stagionato, difficile da piegare eppure così caldo al tatto. O, ancora, della voce di Eddie Vedder, di quel suo proverbiale urlo pieno di intensità ed emozione che si è sempre riflesso in ogni nota della musica dei Pearl Jam. Davanti ai pionieri dell'epopea grunge, non resta altro da fare che inchinarsi alla bravura di un gruppo amatissimo anche a queste latitudini. Già, perché suonano sempre con energia e passione, e sono, in ultima analisi, i più strenui difensori delle chitarre e delle sezioni ritmiche ben compatte, tra i pochissimi a offrire all'ascoltatore un rock, robusto, semplice ed efficace per le orecchie, emozionante e complesso per il cuore. In concerto stasera (dalle 21) sul mega-palco allestito là dove tre anni fa di questi tempi campeggiava il padiglione del Giappone di Expo (prima di loro suoneranno tra gli altri i gallesi Stereophonics), la formazione composta dal 5 3enne Vedder e dai soci Stonde Gossard e Mike McCready (chitarre), Jeff Ament (basso) e Matt Cameron (batteria, già con i Soundgarden) è di gran lunga la band superstar dell'edizione 2018 dell'i-Days Festival, maratona musicale «open air» che quest'anno, lasciato il Parco di Monza, si è trasferita nell'Area Expo, nei pressi della fermata della metrò Rho-Fiera. Nei primi anni Novanta i Pearl Jam furono per certi versi le vittime di un giochetto al quale il rock non riesce a sottrarsi: divennero cioè gli «antagonisti» dei Nirvana. Impossibile competere con l'icona Kurt Cobain e, così, se ne guardarono bene dal farlo. Nonostante avessero anch'essi Seattle e la «Generation X» nel sangue e sulla pelle, pareva già ovvio come fossero iscritti di diritto alla lega dei classici del rock e che avrebbero saputo trascendere mode e tendenze. Perché? Questione di suono, di libertà, di atteggiamento, di pensiero e di quel mix di disarmante essenzialità e «grandeur». Non solo Pearl Jam. Domani e domenica ci sarà di che divertirsi alla kermesse festivaliera nell'area ex Expo. Il programma di domani prevede come headliner l'ex Oasis Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds, al quale seguirà nella notte l'elettronica del deejay berlinese Paul Kalkbrenner; di spicco anche la presenza dei Placebo e di un gruppo di culto della scena shoegaze inglese come i Ride. Domenica, infine, gran serata tutta californiana con lo stoner-rock-metal dei Queens of The Stone Age dal 45enne Josh Homme (componente anche degli Eagles of Death Metal, quelli dell'attentato al Bataclan di Parigi) e il punk-rock d'antan degli Offspring.