«Il rom che uccise il vigile urbano va reinserito non discriminato»

Ha scentemente travolto un ghisa che stava tentando di fermare la sua fuga a bordo di un potente suv, trascinandolo per 200 metri. Poi ha nascosto la vettura e cercato di espatriare nella natia Serbia. Ma secondo i giudici nove anni sono più che sufficienti perché «non va discriminato in quanto rom».
Il 12 gennaio 2012, per sottrarsi a un controllo il giovane travolse Niccolò Savarino, 42 anni, in via Varé, nei pressi di piazza Bausan, alla Bovisa. Fu catturato qualche giorno dopo ai confini con l'Ungheria e rinchiuso a San Vittore, perché allora si credeva avesse 24 anni. Ipotesi smentita da un certificato in cui si attestava la sua nascita il 15 maggio '94, poi confermata dall'esame osseo. Trasferito al Beccaria venne condannato nel maggio 2013. Il pm aveva chiesto 26 anni per la «freddezza mostrata dopo aver commesso il reato, la fuga, le reticenze e le mendacità», ma i giudici ne inflissero 15 visto il «contesto di vita famigliare nel quale è cresciuto, caratterizzato dalla commissione di illeciti da parte degli adulti di riferimento e dalla totale assenza di scolarizzazione».
La pena fu poi ridotta a 9 anni e 8 mesi nell'appello di dicembre perché, spiegano ora i giudici, la «priorità del processo penale minorile è il recupero del minore». In questo contesto le «condizioni di vita individuale, familiare e sociale sono valutabili nei confronti di qualsiasi imputato e acquistano peculiare rilevanza per i minorenni». Non si può dunque operare nei confronti di un giovane rom «una discriminazione in ragioni attinenti all'etnia».