Rom, la Moratti zittisce la Curia

Dopo il caso Bovisasca vertice in Prefettura. Il sindaco: "Sforzo importante, garantita l’ospitalità". Investiti 13 milioni per affrontare l'emergenza

Sul tavolo per la sicurezza, convocato in Prefettura, ci sono 4 milioni di euro. La metà li ha messi a disposizione il Comune. Al restante 50 per cento partecipano la Regione (un milione, ma ce ne sono altri 8 già destinati alle polizie locali dei Comuni) e la Provincia (un milione). Fondi per l’ordine pubblico adesso assorbiti, a livello di priorità in agenda, dall’emergenza rom. Due giorni dopo il tanto discusso sgombero alla baraccopoli abusiva della Bovisasca - 800 romeni allontanati, 500 tra donne e bambini in attesa di accoglienza e ancora accampati in diverse zone della città - il prefetto Gian Valerio Lombardi rompe il silenzio e spiega le modalità dell’operazione: «Si è proceduto come da programma stabilito con gli enti locali. Non di sgombero è giusto parlare, ma di allontanamento delle presenze attraverso un’opera di convincimento degli occupanti. Il terreno è caratterizzato dalla presenza di sostanze estremamente nocive per la salute, era doveroso per noi intervenire senza ricorrere alla violenza. È chiaro - precisa il prefetto - che per risolvere la situazione generale bisognerà, d’ora in avanti, spalmare sistematicamente gli insediamenti sul territorio metropolitano».
Piano già da tempo sottoscritto da Letizia Moratti. «Continuiamo nel percorso di accoglienza solo in cambio di legalità - dichiara il sindaco -. Perciò Palazzo Marino spende ogni anno cifre molto significative: 6,5 milioni di euro solo per la manuntenzione, gestione, pulizia e pagamento delle utenze nei 12 campi nomadi autorizzati. E poi abbiamo a bilancio altri 4,7 milioni dedicati al presidio sociale delle aree interessate, dall’accompagnamento scolastico per i minori, mediazione culturale e raddoppio degli uffici tecnici rivolti ai nomadi». Impegno che non si esaurisce, anzi «sarà incrementato con ulteriori 500 milioni, oltre ai 2 già stanziati, da allegare al Fondo prefettizio». A questo punto, aggiunge la Moratti, «con l’aiuto di Provincia e Regione siamo certi di risolvere il problema, dato che noi siamo caricati di un peso significativo. E, da soli, non decidiamo nulla». Assieme all’assessore ai Servizi sociali, Mariolina Moioli, il sindaco conferma che una parte dei rom allontanati «ha rifiutato più volte l’ospitalità offerta nelle strutture del Comune. Più delle polemiche - conclude riferendosi al richiamo della Curia - serve un lavoro congiunto».
Attività intense anche sul fronte diplomatico. Lombardi e Moratti stanno portando avanti un progetto di rientri concordati in tandem con il ministero degli Interni romeno. Anticipa il vicesindaco Riccardo De Corato: «In assenza del sostegno del governo, ci stiamo muovendo per favorire i rimpatri volontari. La prossima settimana è fissato un incontro con l’esecutivo romeno, mentre l’assessore Moioli si recherà presto in Romania per concordare possibili ritorni in due città di quel Paese». A questo proposito Lombardi, a margine del vertice di ieri, ha prospettato «forme di incentivazione» affinché i rom tornino nelle loro terre d’origine. «Comunque - conclude il vicesindaco - l’esito della riunione odierna testimonia che in Bovisa abbiamo agito bene. Nessun diritto è stato calpestato».
Ma dal prefetto è arrivato pure l’invito, per Comune e privati, a «sorvegliare maggiormente le aree dismesse, terreno naturale di conquista per gli irregolari».