Rotta la fiducia elettori-sindaco se ci tartassano solo per spendere

Non è un passaggio banale quello che devono affrontare il sindaco e la sua maggioranza di sinistra-centro. In democrazia, si sa, i cittadini eleggono i politici perché possano decidere innanzitutto una cosa: dove prendere i soldi e come spenderli. Impiegare male il denaro dei contribuenti è il peggiore degli sbagli che un politico possa commettere. Quando poi questi denari sono stati rastrellati con una tassazione alta, che mette alla prova le capacità di resistenza di imprese e famiglie, lo sbaglio diventa politicamente imperdonabile. A Milano veniamo da due anni di aumenti fiscali a tutto spiano - dall'Irpef alle tariffe dei mezzi pubblici, dalla tassa sullo smaltimento dei rifiuti a quella per l'occupazione di suolo pubblico. E ora si va verso un bilancio di ulteriori aumenti, mentre già si preparano quelli del settembre 2014. Certo, Pisapia si giustifica con il taglio dei trasferimenti ma qui c'è una novità: dai banchi dell'opposizione sostengono che le spese degli assessorati sono cresciute di alcune decine di milioni. Dunque la «spremitura fiscale» dei milanesi sarebbe servita a finanziare un aumento delle spese, senza particolari miglioramenti dei servizi. Se fosse confermato dai numeri, questo segnerebbe il tradimento di un impegno. E sancirebbe la rottura del rapporto di fiducia fra elettori ed eletti.