"Ruba" le pubblicità e ci mette i quadri

Un artista riempie Milano di opere virtuali. Ma è solo sul web

Dipinti famosi invadono la città sostituendosi ai manifesti

Molti l'hanno preso per reale, «che differenza fa se non lo è?», dice l'autore, Etienne Lavie, che nel giro di alcune ore ha rubato i manifesti pubblicitari della città e li ha sostituiti con riproduzioni di opere d'arte. Per finta, s'intende, con Photoshop, ma è bastato a creare una reazione, «comunque il gioco ad indovinare se è vero o un trucco è pure parte del mio lavoro». In piazza Duomo non è mai svettata nessuna Ultima Cena, ma sul web la suggestione dell'immagine diventata virale è bastata. Qualcuno ci sperava. Lo stesso gioco è stato fatto anche a Parigi, OMG Who stole my ads? versione francese, lì dove Etienne vive e lavora. Poi due studenti italiani l'hanno invitato a Milano, «che mi ha ispirato moltissimo», e improvvisamente c'era Michelangelo agli ingressi della metro, c'era Caravaggio davanti alla Stazione Centrale. «Conosco l'importanza che alcune opere d'arte hanno per gli italiani e ho scelto quelle per sostituire le pubblicità. Mi è piaciuta molto l'immagine con le automobili sullo sfondo e Il quarto stato sul pannello. Possiamo anche essere intrappolati nel traffico, ma siamo pur sempre persone». Etienne non risponde alla domanda su cosa succederebbe a vedere una Madonna col bambino coperta da scritte oscene e graffiti. Gli interessa l'idea, mica se poi si possa fare sul serio. Anche le pubblicità, dice, lanciano una visione del mondo e non solo un prodotto. La differenza sta nel significato, «le pubblicità vendono un'intera società basata sul consumismo, l'arte - che è anche la sua arte, quella di Etienne - vende gratuità, passione, dedizione». Quindi nessuna pubblicità può essere altrettanto significativa quanto un'opera d'arte? «Proprio no. Le pubblicità sono pensate per farti comprare, l'arte per farti sentire». C'è chi avrebbe da ridire. Intanto, visto che Etienne ruba le pubblicità, le pubblicità gli rubano l'idea. Una compagnia di design ha proposto alle imprese di ridecorare i loro manifesti secondo il suo progetto: «Pazzesco, vero?». Chissà se lo faranno anche a Milano. Se il suo lavoro così perda senso, non lo dice. «Quando vedi quell'immagine l'idea è reale, questo è il punto».