Rugby Bocconi, una babele che vince

Alleati con i «polli» di Rozzano, gli universitari conquistano lo scudetto Uisp

Diana Alfieri

Sociologicamente parlando, era una sfida quasi impossibile: unire in una unica squadra gli studenti poliglotti della Bocconi e i prodotti della periferia urbana più hard, ovvero Rozzano e dintorni. Ma il rugby, come è noto, sa fare miracoli. Così sotto l'egida dell'università di via Sarfatti e del Chicken Rugby di Rozzano è nata una squadra che ha riunito, sotto l'esperanto della pallaovale, gente di ogni età e passaporto. É un alleanza che dura da quattro anni e che sabato sera è riuscita nell'impresa di vincere il campionato nazionale Uisp, al termine di una finale accesa e incerta giocata allo stadio di Lodi.

L'offerta sportiva che la Bocconi offre ai suoi studenti è variegata, e andrà ad arricchirsi ulteriormente l'anno prossimo quando il nuovo campus su via Castelbarco sarà ultimato. Che proprio il rugby fosse destinato, tra tutte le discipline targate Bocconi, a conquistare un titolo nazionale sembrava improbabile nei mesi scorsi, durante una regular season dai risultati altalenanti. Ma in qualche modo i bestioni rossoblù hanno conquistato l'accesso alla fase finale, e lì sono andati avanti a schiacciasassi. Ultimo ostacolo verso lo scudetto il Rugby Benacense, sconfitto sabato col sofferto punteggio di 13-10.

«Credo - dice il capitano Francesco Perugini - che la nostra sia una delle squadre più pazze mai viste: rugbysti esperti che non si rassegnano all'etichetta di ex; giocatori di qualità che per motivi di lavoro hanno dovuto rinunciare a sognare più in grande; neofiti ai primi placcaggi; ragazzi che si sono rimessi in gioco dopo aver cominciato in altre società e gli studenti della Bocconi provenienti da ogni parte del mondo. A completare il quadro i tesserati del Chicken che si sono sempre resi disponibili a coprire i buchi. Questo minestrone è diventata un esperimento di successo grazie a un allenatore capace di trasmettere entusiasmo in italiano, inglese, francese e milanese».

Tra i bocconiani, a scegliere di misurarsi con le asprezze del campionato sono stati studenti italiani ma soprattutto stranieri, in buona parte provenienti da paesi dove il rugby ha radici profonde: inglesi, francesi, neozelandesi. Un universo apolide, giovanotti abituati a girare il mondo come fosse casa loro. C'è chi in patria ha bazzicato il rugby solo a livello scolastico e chi invece militava già a livello di club. Per tutti, unirsi a una squadra milanese è stato il modo sia di coltivare una passione che di calarsi appieno nella comunità locale fuori dai soliti circuiti di lezioni e di movida. Per non parlare della scoperta di The Bombo, il quartier generale con annessa clubhouse sul campo del Chicken a Rozzano, teatro di memorabili terzi tempi e di feste impegnative sotto ogni punto di vista.

L'importante era che il clima scanzonato non prendesse il sopravvento sul duro allenamento e sulla concentrazione mentale che sono alla base del rugby. Sabato, a venti minuti dalla fine, il Chicken Bocconi era bloccato sul pari. Poi tutti insieme, bocconiani chic e rozzanesi doc hanno buttato il cuore oltre l'ostacolo.