Rumore, vandali, disagi Residenti prigionieri fra i cantieri del metrò 4

Vie stravolte dai lavori, cittadini esasperati: «Polvere ovunque e ormai non si dorme più»

Simona Borgatti

«Ma dov'è questa maledetta fermata?» borbotta ad alta voce l'anziana che, con le borse della spesa, svolta l'angolo di via Foppa con via Dezza. La signora non sta giocando alla caccia al tesoro, ma è una dei tanti cittadini che in questi giorni si stanno scervellando per ricordarsi le deviazioni della 50 e della 61 rese necessarie per procedere con l'apertura dei cantieri M4. «La 50 ha cambiato il percorso due volte esordisce la portavoce del Comitato Foppa-Dezza-Solari, Orietta Colacicco Io devo fare più di un chilometro per andare a prendere l'autobus. Mi chiedo come possano farcela con questo caldo le persone anziane o quelle disabili». E infatti percorrere a piedi l'asse Foppa Lorenteggio equivale a fare una vera e propria gimkana deviando, salendo e scendendo dai marciapiedi tra il rumore e le polveri e appiattendosi ai muri per far passare passeggini e biciclette. Perché il disagio è dato anche dai mini cantieri per sistemare le varie tubature siano queste del gas o della Telecom. «Io abito al 22 di Lorenteggio che fa angolo con Tolstoj spiega la signora Paola, responsabile dell'Oratorio di San Protaso e sotto casa mia i lavori sono fermi perché Telecom, in contenzioso col Comune, non vuole spostare i cavi, ma il disagio maggiore è il tempo che impiegano i mezzi lungo il percorso deviato». E sulla percorribilità concordano anche Livio e Loana, residenti al civico 3. «Per andare in Foppa siamo costretti a fare un giro dell'oca mentre per rientrare a casa in auto dobbiamo arrivare da via Sardegna con tutto il traffico della circonvallazione». Dello stesso avviso la signora Mirka, residenti al 53 di Lorenteggio, ma con il negozio al 41 di Via Foppa. «Da Bolivar al negozio devo farmela a piedi quattro volte al giorno e ovviamente la 50 è sempre strapiena». E se la viabilità è al collasso non va meglio nemmeno con le polveri e i rumori. «In questi giorni stanno usando il trapano, dalle 7.30 fino a sera. Noi abitiamo al secondo piano, abbiamo i doppi vetri ma ciò non ci ripara dalla polvere che si deposita sui vetri, sui balconi che ormai non puliamo più: siamo costretti a stare con le finestre sempre chiuse» racconta Loana. Le fa eco la negoziante di via Foppa: «Una polvere grigiastra che s'infila dappertutto, fine come il borotalco, ma il nostro disagio maggiore è il rumore continuo causato dai camion che vanno avanti e indietro passando per la strettoia». «Inoltre ci hanno tagliato gli alberi che ci facevano ombra aggiunge la signora Loana e inoltre, a causa delle vibrazioni, iniziamo a vedere delle crepe vicino alle finestre mentre si stanno aprendo delle fessure tra le piastrelle di marmo. Dall'Amministratore sappiamo che doveva passare un incaricato del Comune e invece da noi al 3 non si è ancora visto. Siamo come in galera». E sulla «galera» insiste anche la Colacicco: «Terra, barriere: siamo chiusi a monte e a valle, siamo isolati! Occorre aprire una convenzione con i tassisti e ripristinare i vecchi voucher poiché i taxi che devono fare le gimkane tra le strettoie sono più agili delle navette di Granelli, ma pensi però che i tom-tom dei tassisti ormai non sanno più indicare la strada». Secondo Colacicco, altro problema è l'insicurezza causata dall'isolamento: «Ci sono stati piccoli vandalismi e il ladro, nascosto dalle cesate, può fare quello che vuole». E le polveri? «Le polveri che trovano adesso i cittadini possono tramutarsi in polveri sottili, eppure ci sono le 119 prescrizioni e le 23 raccomandazioni del Cipe per ridurle nei cantieri». E sembrano insufficienti i 100mila euro promessi dal Comune a chi volesse sistemare gli infissi: «Non credo proprio che bastino commenta Letizia, in piazza Bolivar e io ne ho spesi 12.000». «E noi negozianti che siamo destinati a chiudere?» chiede Mirka. Colacicco, dopo aver fatto modificare il progetto di cantierizzazione, non molla: «Ci sono professionisti pronti a un progetto di alto valore per ridare vivibilità alle zone coinvolte dai cantieri da qui ai 6 anni, sponsorizzato dalle aziende, ma prima dell'avvallo dei politici vogliamo l'ok dei cittadini. Dovevano pensarci loro (la giunta Pisapia, ndr) e ormai sono passati 3 anni».