Sì ai graffiti alla Darsena (ma con l'ok del Comune)

Dopo i lavori di ristrutturazione e i primi danneggiamenti Mazzali propone di istituzionalizzare il ruolo dei writer

«Un muro bianco è triste, un muro con tag a caso e scritte tipo Mirko ti amo fa incazzare, un muro colorato da murales ben fatti invece è una risorsa per la città». Parola di Mirko Mazzali (autoironico come sempre in quel «Mirko ti amo»), vendoliano e capogruppo dimissionario di Sel in consiglio comunale, bravo e stimato avvocato, passato alle cronache se non alla storia come difensore dei centri sociali. Prima in tribunale e poi a Palazzo Marino, dove è impegnato nella legalizzazione del Leoncavallo che Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) definisce «un colpo di spugna a un vero e proprio monumento all'illegalità, a quarant'anni di aggressioni e violenze». Parole che non piacciono a Mazzali che su Facebook accusa De Corato di «cavalcare» la protesta del Comitato Greco «che vorrebbe, pare di capire, la normalizzazione del Leoncavallo, ma in consiglio comunale si batte perché tutto rimanga come adesso».

Ed è sempre su Fb che Mazzali lancia l'idea del graffito libero. Non il parere di un consigliere qualunque, perché proprio Mazzali nell'organigramma della Milano «arancione» del sindaco Giuliano Pisapia liberata dal centrodestra, era stato destinato alla presidenza della commissione Sicurezza. Pensando magari ai vandali che già la prima notte dopo l'inaugurazione della nuova Darsena avevano pensato bene di sfregiarla con le loro «tag» a marchiare il territorio. «Un pessimo segnale per la città - aveva subito condannato indignata l'assessore pd Carmela Rozza - Un gesto di offesa verso decine di migliaia di milanesi che hanno salutato festosamente il nuovo volto dei Navigli». Anche perché il conto pagato da quegli stessi milanesi ammonta a ben venti milioncini di euro. Apertura, invece, di Mazzali che sul modello di chi vorrebbe combattere la droga liberalizzandola, spera forse di battere i graffitari dando loro il patentino. Senza ricordare che da tutti gli studi risulta come la vera molla che li spinge a violare un muro bene in vista, un treno o un monumento sia proprio trasgressione e non certo le velleità artistiche.

«Decidessi io - continua Mazzali su Fb - per la Darsena farei un bel concorso per decidere quanti murales fare, a chi farli fare ed il soggetto». Ecco. Perché anche sul soggetto ci sarebbe forse qualcosa da dire, visto che per Mazzali sarebbero «Giovanni Pesce, Nori Brambilla, Dax e la resistenza» (è lui che la scrive con la «r» minuscola). Tutti modelli certamente coerenti con il pedigree rosso di Mazzali, ma non propriamente uno spettro di personaggi desinati a rappresentare l'intero spettro dei milanesi.

E l'effetto detonante del cattivo maestrino non tarda a farsi vedere, visto che sotto il post di Mazzali qualcuno scrive minaccioso: «Quel muro è stato rifatto tante volte grazie a de corato... confermo che ci sarà Dax e Giovanni... a breve...». Certo non una buona notizia per Vodafone che in cambio di uno spazio commerciale, si è impegnata a stendere una pellicola antigraffiti su tutta la Darsena. E a ripulirla dagli imbrattatori.

Commenti

Giorgio5819

Ven, 08/05/2015 - 14:13

Istituzionalizzare l'illegalità e lo squallore e' la priorità della gentaglia di sinistra, uno schifo di cui tra breve dovranno rispondere alla storia.

ugsirio

Ven, 08/05/2015 - 21:16

Siamo governati da cialtroni che consentono a tutti di fare ciò che vogliono senza rispetto alcuno per il bene pubblico e il decoro delle città. Questo paese, protettore dell'illegalità, è ormai lo zimbello del mondo, invivibile per le persone oneste .