Sì al finto bio-testamento I cattolici Pd: «È innocuo»

Proprio nel giorno in cui c'è una città che protesta, che dissemina ancora una volta un'intera piazza di caschetti gialli come grido d'allarme di un'intero settore soffocato dalla crisi, in consiglio comunale approda la delibera sul «biotestamento». Discussione avanti a oltranza, con battaglia finale a colpi di emendamenti. Ore 23, il voto. Ma l'aula ormai è vuota. Manca il numero legale. Decisione rimandata. Tutto «tempo perso» per l'opposizione che punta il dito contro il Comune «che ha un buco gigante di bilancio e parecchi altri problemi a cui pensare» (Matteo Forte, Pdl) e si occupa di questa «farloccata che non serve a nulla» (Alessandro Morelli, Lega). Perché il documento approdato ieri sui banchi dei consiglieri era tutt'altra cosa rispetto alle tre delibere (due di iniziativa popolare e una consiliare) inizialmente presentate. Tutt'altra cosa anche per l'ala cattolica della sinistra che proprio per questo si è decisa a votarla. «Così è innocua perché non si deposita nulla», commentava il consigliere Pd Andrea Fanzago motivando così il suo «sì». Anche Marco Cormio allargava le braccia su quella nuova delibera «molto alleggerita perché non si presenta nessuna dichiarazione». «Delibera utile» invece per il leghista Igor Iezzi «perchè rende note dichiarazioni che altrimenti finiscono in carta straccia». «Un passo avanti» per chi l'aveva proposto che serve di stimolo anche per il legislatore. «Non entriamo neanche nel merito - spiegava invece Alan Rizzi (Pdl) - c'è una circolare del 2010 fatta dal ministro in risposta ai Comuni che richiedevano questo tipo di registri in cui è chiaro che questo argomento spetta solo al legislatore». L'intromissione come la chiama lui è «indebita e esagerata e oltretutto il Comune si assume anche la responsabilità di fronte alla Corte dei Conti se vengono destinate spese in questo senso». È stata «una perdita di tempo» per l'opposizione perché il Registro così come risulta nella nuova delibera «non modifica la realtà», precisa Mariolina Moioli - Chi vuole depositare le proprie volontà può già farlo». La segreteria generale del Comune infatti ha sollevato un problema di privacy, obbligando di fatto Palazzo Marino a rivedere il suo ruolo nell'archiviazione dei biotestamenti. Quello che il Comune può fare è solo tenere il registro con «semplici» dichiarazioni sostitutive di atto notorio che attestano l'esistenza e il luogo di deposito delle dichiarazioni, oltre a indicare semplici fiduciari. La sintesi dei tre testi presentati è una nuova proposta veramente stringata. Va sotto il nome di «registro per l'attestazione del deposito di dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari» a cui aggiunge anche «in materia di prelievi e trapianti di organi» e anche in ordine alla cremazione e alla dispersione delle ceneri». Si estende dunque. «È un passo in avanti. Il comune su questo terreno, come sul registro delle coppie di fatto, decide di non lasciare sole le persone», diceva l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino.