Sala anticipa i giudici: «Expo, sono innocente processatemi subito»

Sul caso della Piastra chiede rito immediato «Ricostruzione tendenziosa e superficiale»

Luca Fazzo

«Tendenziosa, errata e superficiale»: così il sindaco Beppe Sala, attraverso i suoi legali, aveva liquidato l'intera ricostruzione dei fatti compiuta dalla Procura generale, decisa a portare a galla le presunte magagne della sua gestione di Expo. E così continua a considerarla. Ma ieri il sindaco sceglie di affrontare il processo, chiedendo lui stesso il rinvio a giudizio immediato. Già oggi dovrebbe conoscersi la data d'inizio del dibattimento.

Tecnicamente cambia poco: l'udienza preliminare, che era fissata per il 14 dicembre, è ormai un filtro che non filtra nulla, e il rinvio a giudizio di Sala era scontato. Ma la lunga dichiarazione con cui il sindaco ieri annuncia la sua decisione la dice lunga sullo spirito con cui il primo cittadino affronta il momento più difficile del suo primo mandato a Palazzo Marino. Sala se la prende con i tempi dell'inchiesta, «sono trascorsi più di cinque anni dai fatti che mi vengono imputati e le indagini preliminari, pur protratte per un periodo di tempo inusualmente lungo, non hanno evidenziato alcun elemento di prova idoneo a supportare l'accusa che mi viene mossa».

Il tema, come è noto, è il verbale di riunione della commissione aggiudicatrice della piastra (l'asse portante del sito di Expo) del 18 maggio 2012, avvenuta alla presenza di due commissari incompatibili con quel ruolo, e riscritto il 31 maggio con due nomi nuovi ma con la vecchia data. Che la «interpolazione documentale» sia avvenuta nessuno lo nega, e il verbale «corretto» venne recapitato a Sala direttamente a casa sua. Ma la memoria difensiva presentata il 25 luglio scorso definiva il falso documentale «un delitto senza movente e senza vittima, ovvero inutile e innocuo». Nessuno venne aiutato o danneggiato dalla «interpolazione», insomma. Ed è su questa stessa linea che il sindaco si muove ieri nel suo comunicato: «In tanti atti è possibile leggere che nessuno è mai stato favorito, ma che l'unica finalità perseguita è stata quella di garantire il rispetto dei tempi per l'apertura della Esposizione Universale».

Il sindaco, questo si sa, è convinto di essere finito al centro di uno scontro di poteri all'interno della magistratura milanese, e che la decisione della Procura generale di avocare l'inchiesta e di concluderla poi con la richiesta di processo sia figlia anche della contrapposizione con la Procura della Repubblica, gestita da Edmondo Bruti Liberati e oggi da Francesco Greco: e infatti ieri torna a sottolineare che «quegli stessi fatti erano già stati valutati come privi di rilevanza penale sia dalla Guardia di finanza che dalla Procura della Repubblica».

«Ho sempre agito per il bene comune e continuerò a farlo», conclude Sala, ostentando serenità. Ma è il primo a sapere che il processo, comunque vada a finire, sarà una dannata rogna.