Sala dà piena fiducia ad Acerbo «Non siamo garantisti a metà»

Il manager indagato si dimette da numero due di Expo, ma resta responsabile del Padiglione Italia. Il commissario accusa Pisapia

(...) perchè uno dice di essere suo amico?». Dopo una riunione fiume con il commissario del Padiglione Italia Diana Bracco e il presidente dell'autorità anticorruzione Raffaele Cantone, Sala spiega la soluzione per uscire dall'impasse. Dimissioni a metà. Acerbo fa un passo indietro dal ruolo di subcommissario, veste in cui avrebbe ancora supervisionato il progetto delle vie d'acqua, ma salva l'incarico sul Padiglione Italia. Sala ricorda che il manager lavorava con lui quando era dg generale in Comune sotto la giunta Moratti e «io l'ho voluto a lavorare con me in Expo e l'ho nominato commissario delegato». Una conferma del lungo rapporto fiduciario. Precisa di avergli chiesto «solo per motivi di opportunità, che ha compreso e condiviso» di dimettersi da subcommissario, ma «finchè non c'è un giudizio, crediamo che possa continuare a fare il suo lavoro su Padiglione». Uno schiaffo al sindaco Pisapia che già mercoledì aveva chiesto le dimissioni in blocco. Mentre Maroni anche ieri ha fatto notare che «il premier Renzi in un caso analogo, quello dell'ad di Eni, ha detto che deve rimanere lì, qui invece Pisapia e centrosinistra sostengono il contrario». Sala ha scelto la linea renziana. Ricorda peraltro che è il governo, non il Comune è il «socio di maggioranza»: Non sa «se Pisapia sarà contento della decisione, quello che bisognava fare per allinearsi alle indicazioni della magistratura è stato fatto: di più non credo sia necessario e neanche giusto». Ad oggi «ho sentito la versione di Acerbo. Se scattassero provvedimenti restrittivi, fiducia o non fiducia lo rimuoverei». Non sarebbe la prima condanna di un braccio destro. A chi chiede se a quel punto farebbe anche lui un passo indietro replica secco: «La mia scomoda sedia è sempre a disposizione, qualora gli azionisti lo chiedessero posso sparire in un minuto». Pisapia in serata ribatte piccato a Sala: «Prendo atto delle dimissioni di Acerbo da Commissario delegato, una scelta che gli permetterà anche di difendersi meglio nel corso delle indagini» ma «chi parla di garantismo a correnti alternate dovrebbe sapere che un conto sono le garanzie processuali e la presunzione di non colpevolezza, che ho sempre difeso, un conto i motivi di opportunità. Se si hanno rapporti di amicizia ultradecennali con uno dei soggetti che partecipa a un bando, tanto più se così delicato, sarebbe opportuno non fare parte della Commissione che aggiudica i lavori».

Ancora una settimana invece per decidere il destino dell'Albero della vita, quello che doveva essere l'opera icona del Padiglione Italia, un albero tecnologico da 3,5 milioni di euro (2 pagati da sponsor) progettata da Marco Balich. Un'altra fumata nera ieri, Cantone ha chiesto al commissario Bracco «altri 4 chiarimenti». I tempi per la gara d'appalto sono già al limite. Intanto spiega Bracco « su idea di Acerbo abbiamo coinvolto il Politecnico per la parte che sarà oggetto di gara».