Sala con Renzi boccia Pisapia «Il Comune oggi è in stallo»

Il premier ieri in tour a Milano per tirare la volata alla sinistra Ma mister Expo decide di affondare la rivoluzione arancione

Maria Sorbi«Io governerò per cinque anni e non per tre e mezzo. Non manderò in stallo i lavori del Comune». Giuseppe Sala annuncia il suo progetto e stronca senza tanti complimenti l'operato del sindaco Giuliano Pisapia che di fatto ha tirato i remi in barca anzi tempo. È partita l'operazione per ampliare la coalizione: un piano che prevede anche un corteggiamento sempre più esplicito a Sel. «Non sono stati loro a fermare i lavori in Consiglio. Anzi, molti consiglieri hanno fatto la loro parte, apprezzabile, alle primarie». Ad appoggiarlo in questa operazione di «ricompattamento» del centrosinistra è il premier Matteo Renzi, arrivato a Milano per dargli sostegno. In realtà gli concede solo una breve chiacchierata (un tragitto in auto nel tardo pomeriggio dal Piccolo teatro all'aeroporto). Ma tanto basta perché Sala riceva i «suggerimenti» attesi e ragguagli sulla linea. O più che altro un soccorso per trovare nomi forti che lo sostengano. L'argomento liste elettorali, infatti, naviga ancora in alto mare e non ci saranno conferme prima della prossima settimana. L'aiuto di Renzi in questa fase è fondamentale per cercare i jolly acchiappa voti. Renzi condividerebbe l'impostazione della campagna elettorale e l'intenzione del candidato a inserire, magari come capolista, soltanto persone disponibili a impegnarsi anche nel ruolo di consiglieri comunali. Senza che poi si ritirino. Il premier vuole anche il coinvolgimento dei volontari, salutati in maglietta gialla lo scorso autunno alla conclusione della Festa dell'Unità ai giardini Montanelli. E dà la sua disponibilità per partecipare alla campagna milanese. Lo fa senza indugi, da subito. Partecipando al pranzo di inaugurazione della settimana della moda a fianco di Giorgio Armani e Anne Wintour, cosa mai fatta da un premier. Non solo. Anche gli annunci al teatro Piccolo sui progetti del post Expo suonano un po' troppo frettolosi e sembrano più un assist a Sala che altro. «Ragazzi, la prossima riunione la faremo a Expo fra tre mesi, quando comincerà il cantiere» promette. Un ottimismo «elettorale», il suo, che non trova grossi riscontri in chi gli sta a fianco. Per varie ragioni. Primo: l'area ha ancora destinazione d'uso industriale e per trasformarla in residenziale ci vogliono ancora le bonifiche dei terreni. Secondo: slitta ancora, sebbene di pochi giorni, la costituzione della società Arexpo con relativo ingresso del Governo. Terzo: a parte il progetto Human technopole, che riguarda solo 60mila metri quadrati (sul milione a disposizione), non è chiaro cosa verrà costruito attorno. Tanto che il rettore della Statale Gianluca Vago solleva il dubbio: «Il progetto del polo è interessante ma non vorrei si trattasse di una cattedrale nel deserto».Detto questo, va rilevato che qualche correzione al progetto iniziale per Expo è stata fatta: ad esempio, ai tavoli hanno partecipato anche i rettori delle università milanesi che inizialmente erano rimasti ai margini. «Questo è un bene - sottolinea il presidente della Regione Roberto Maroni - ma è solo il primo passo. Ci sono altre cose da fare: campus universitario e impianti sportivi. Ma oggi il progetto è partito e sono molto soddisfatto». Lunedì, quando ci sarà l'assemblea di Arexpo e verranno nominati i nuovi vertici, si comincerà a lavorare anche su questo.