Sala: «Tangenti a Expo? Non dopo Cantone Il danno è d'immagine»

Nuova inchiesta e il super manager teme una figuraccia mondiale Ma assicura: «Tutto sarà pronto, a parte qualche padiglione»

Sullo sfondo la consapevolezza di dover guardare avanti, perché «bisogna concludere in tempo». Si dice preoccupato Giuseppe Sala, amministratore unico di Expo 2015 spa più che per l'inchiesta in sé (che riguarda fatti che risalgono al 2013) «per il grave danno di immagine che questa ultima indagine comporta» anche perché riguarda Palazzo Italia, il simbolo del nostro paese all'evento 2015. «Proprio non ci voleva» commenta Sala a proposito dell'ultima inchiesta fiorentina che ha portato a 4 arresti e all'iscrizione di 51 persone nel registro degli indagati. Tra gli indagati Antonio Acerbo, ex sub commissario di Expo ed ex responsabile unico del Padiglione Italia (arrestato per corruzione e turbativa d'asta in relazione all'appalto “Vie d'acqua sud”), accusato di aver turbato la gara per l'aggiudicazione dei lavori (per un importo complessivo di 25 milioni) «in favore» della società Italiana Costruzioni. Suoi presunti complici Stefano Perotti, «quale professionista interessato alla progettazione e direzione dei lavori» dell'opera, Giacomo Beretta (ex assessore comunale al Bilancio della Giunta Moratti), Andrea Castellotti e i «referenti della stessa Italiana Costruzioni». «Abbiamo fatto una verifica - prende le distanze Sala - e Perotti non risulta da nessuna parte rispetto ad aziende che hanno vinto appalti. Forse si è dato da fare dietro le quinte per gare di altre imprese, ho sentito stamani Cantone, stiamo verificando sugli atti. Perotti non lo conosce nessuno, nessuno l'ha sentito nominare».

A un mese e mezzo dall'apertura dei cancelli l'ennesimo scandalo su Expo e in particolare sul simbolo del made in Italy pesa come un macigno: «Sono preoccupato perché l'inchiesta su Palazzo Italia - spiega Sala - costituisce un danno di immagine molto grave per l'evento. Proprio questa mattina ( ieri per chi legge) ho parlato con il presidente del Bureau International des Expositions, Vincente Loscertales: «Andiamo avanti sapendo che nel generale c'è tanto di buono e nella consapevolezza che comunque bisogna andare avanti e chiudere in tempo. Sono assolutamente certo che a parte pochissimi, ma dico pochissimi padiglioni, sarà tutto pronto» per l'inaugurazione. Per quanto riguarda il rischio del commissariamento dei lavori «è da valutare».

«Il 28 ottobre - ha continuano il super manager, inciampando in un lapsus che la dice lunga sulla tensione cui è sottoposto - pardon , il 28 marzo, a Firenze si terrà la seconda parte degli Stati Generali dell'Expo a Firenze dove cercheremo di veicolare dall'Italia un messaggio positivo».

Forte preoccupazione è stata espressa anche dal sindaco Giuliano Pisapia: «Siamo molto preoccupati. Ci sono ancora centri di potere occulti che lavorano non per il bene comune ma per vantaggi personali». Anche il sindaco però come Sala insiste sulla data del 2013: «prima del rafforzamento degli argini, con l'intervento dell'Anac e lo spostamento dei controlli, non solo sull'antimafia ma anche sulla corruzione, che forse prima era stato sottovalutata».

Intanto fanno quadrato intorno al ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi, non indagato ma coinvolto nelle intercettazioni dell'indagine fiorentina, i rappresentanti lombardi di Ncd: «Lupi è vittima di un attacco mediatico e politico basato su delle intercettazioni pubblicate in modo strumentale». Mentre il governatore della Regione Roberto Maroni non si sbilancia: afferma di non avere «elementi sufficienti per esprimere giudizi» sulla vicenda. «Sono un po' preoccupato per Expo - ha poi aggiunto - ma il commissario unico dice che non ci sono coinvolgimenti particolari, staremo a vedere».