Saldi vietati, anzi no Per aggirare il divieto basta parlare di sconti

Non possono fare partire i saldi. Fanno gli sconti.
Per noi comuni acquirenti le due parole cominciano entrambe con la «s», sono sinonimi che si traducono in un concreto unico risparmio. Invece sulla carta i due termini non significano la stessa cosa: le vendite col prezzo ribassato, sottoposte alla legge, quest'anno partono il 6 luglio, sabato prossimo. Ufficialmente. Perché invece i negozi stretti dalla morsa della crisi, per fare quadrare i bilanci ancora risicati hanno già avviato i saldi. Con un altro nome, un po' in sordina, senza farsi troppo notare in qualche caso, in altri senza alcun timore già con doppi cartellini dei prezzi, ma i saldi sono già partiti. Chi ha girato un po' i negozi in quest'ultimo mese se n'è accorto. Le commesse si avvicinano e spiegano che i prezzi sono ribassati del 40 per cento «se ha il nostro tesserino. Non ce l'ha? Nessun problema glielo fanno subito alla cassa». Sorriso. Sconto.
C'è chi ti dice che devi acquistare almeno tre capi per avere il prezzo ribassato, chi ti comunica che una volta scelto il capo basta andare al computer e verificare lo sconto. Chi invece ha già tappezzato le vetrine di numeri e percentuali. Quello che infatti distingue il saldo dal semplice sconto è proprio la pubblicità. I negozi possono già fare gli sconti, se vogliono, ma non possono - o meglio - non potrebbero comunicarlo. Fino al 6 luglio, appunto. Cioè non potrebbero mandare le mail ai clienti, diffondere l'anticipo di sconti con gli sms o attraverso cartoline. Non possono esibire i doppi cartellini col prezzo «prima» e «dopo», e neppure tappezzare le vetrine di cartelli con la scritta «saldi» «sconti», «promozioni». Non potrebbero ma lo stanno già facendo. Nonostante il rischio si misuri in bigliettoni da centinaia di euro. La multa per chi non rispetta la legge va da 516 a tremila euro, ma solitamente la sanzione applicata è il doppio del minimo: quindi 1.032 euro tonde tonde. Ma come fa notare anche chi ha il polso della situazione, i vigili dell'Annonaria non si sono scatenati nel fare le multe. «Visto il momento di crisi probabilmente hanno pensato di non infierire con multe che sarebbero state punitive. Gli interventi sono quasi nulli», ammette Alessandro Prisco, presidente di Ascomoda. Quest'anno infatti la Regione non ha rinnovato la sperimentazione che esattamente un anno fa aveva permesso ai negozi di fare partire gli sconti nel mese precedente ai saldi. Una sperimentazione di un anno, effettuata sia nel periodo estivo che in quello invernale, a dicembre, che aveva fatto tirare un po' il fiato ai commercianti. Quest'anno la decisione è stata di non continuare nell'esperimento. Una decisione maturata anche insieme ai commercianti di tutta la regione ma a Milano ha lasciato un po' l'amaro in bocca. Comunque (dis)fatta la legge, trovato l'inganno bisognerebbe dire questa volta. E gli sconti di fatto ci sono già.
Alla crisi infatti quest'anno c'è da aggiungere anche il tempaccio. «Giugno è stato inesistente per le vendite estive - continua Prisco - i saldi partono il 6 luglio, ci saranno 15 giorni davvero buoni poi ci sarà un calo fisiologico per riprendere prima delle partenze di agosto».