Salta in aria bar del centro: 11 feriti, giallo sulle cause

Esplosione dentro il locale nella zona della movida La Squadra Mobile: «Lo trattiamo come atto doloso»

Paola Fucilieri

Il dirigente della squadra Mobile di Milano, Lorenzo Bucossi, non parla apertamente di giallo, ma la parola aleggia nell'aria in maniera nemmeno tanto dissimulata.

«Lo trattiamo come un atto doloso, ma semplicemente perché al momento non abbiamo elementi che ci portino in qualsiasi altra direzione - ci spiega -. Infatti non c'è stata effrazione dell'ingresso sul retro (davanti c'è la saracinesca). E all'interno nemmeno tracce di una fuga di gas, mentre non è stato utilizzato del liquido infiammabile. Non lo affermiamo solo noi o i colleghi della Scientifica della questura, ma nemmeno da parte dei vigili del fuoco per ora abbiamo un'indicazione che ci sia dolo in quello che è accaduto. Del resto l'esplosione della saracinesca del lounge bar I cinque gradini, di viale Regina Margherita l'altra notte fortunatamente chiuso, è innegabile, c'è stata. È altrettanto vero che stiamo lavorando da poco. Forse analisi più accurate porteranno a comprendere se lo scoppio all'interno del locale è stato causato da altro che non sia un gesto doloso...Ripeto: non abbiamo alcun tipo di certezza. Per adesso siamo fermi a questo punto».

All'1.30 dell'altra notte l'esplosione di cui parla il capo della Mobile ha causato un incendio nel palazzo sovrastante il lounge bar di viale Regina Giovanna 36, uno stabile di sette piani poco lontano da piazza V Giornate e dal tribunale. Le serrande del bar - l'esplosione è avvenuta all'interno del locale: la saracinesca è stata divelta verso l'esterno - sono volate sulle rotaie del tram, il fumo densissimo ha provocato i danni maggiori, tra i quali, non secondario, lo spavento, l'ansia, provocata non solo sui residenti ma anche sui residenti che hanno preso d'assalto il centralino unico delle emergenze, il 118.

Undici in tutto feriti, tra cui un ragazzino di 13 anni. Si tratta di condomini dei piani sopra il locale. Alcuni sono rimasti intossicati e lievemente ustionati e fatti uscire in strada: nessuno è grave, ma sono finiti in ospedale (Niguarda, Fatebenefratelli, Clinica Città Studi). E coloro che invece avevano dovuto solo evacuare il palazzo, hanno potuto tutti far rientro nelle loro abitazioni tre ore più tardi, quando i vigili del fuoco hanno ultimato le operazioni di controllo di agibilità degli appartamenti.

Nell'immediatezza del fatto si è ipotizzato di tutto: dalla fuga di gas all'origine dello scoppio, ma non si esclude nemmeno un fatto doloso. Tuttavia gli investigatori della squadra mobile, i colleghi della Scientifica e tanto meno i pompieri hanno avvertito alcun odore, né di gas né di liquido infiammabile e non hanno nemmeno rinvenuto residui di bottiglie incendiarie o ordigni rudimentali del genere. Tuttavia resta il mistero della totale assenza di segni di effrazione: chi è entrato - se l'esplosione è dolosa - aveva le chiavi o se le era procurate.

Il locale ha cambiato proprietà un anno fa. Ora ci sono due soci di cui uno calabrese (socio di maggioranza) e l'altro milanese. La polizia in queste ore ora vagliando anche la loro situazione patrimoniale. «Ma non significa nulla, sono controlli di routine - spiega un investigatore -, che in situazioni di questo genere vengono fatti comunque. Anche perché anche in una situazione economica precaria ci vorrebbe comunque qualcuno con un bel coraggio a mettere a segno un'esplosione che poteva fare qualsiasi tipo di danno, anche maggiore a quelli che si sono verificati. E non aggiungo altro».

E i tre uomini a che qualcuno sostiene di aver visto fuggire? «Dopo lo scoppio potrebbe trattarsi anche di qualche che si era spaventato. Anche questo elemento è in fase di verifica».