Salvini va al dormitorio «O si cambia o tutti qui»

«Se con il voto italiano domenica l'Europa non cambia, si trasformerà in un dormitorio». A dirlo il segretario del Carroccio Matteo Salvini nel suo comizio di ieri davanti al centro di viale Ortles scelto per chiudere la campagna elettorale. «Qui ci sono centinaia di persone, tutte rovinate da una moneta sbagliata e da una tassazione eccessiva». Aggiungendo che «noi vogliamo restituire dignità all'Italia, da nord a sud e liberare il lavoro. Ci hanno messo in gabbia: il voto alla Lega è per uscire dalla gabbia». Poi la visita alla struttura senza però essere seguito da fotografi e telecamere. All'uscita Salvini si è detto «contento» di essere in un posto come il dormitorio «assieme all'Italia in difficoltà anziché nelle piazze dei fenomeni». E, a questo proposito, la sua previsione è che «chi vincerà sono i tre fenomeni da circo che hanno passato il tempo a insultarsi», ma alle Europee «la Lega sarà il quarto partito, dietro a loro e davanti a Ncd». Un attacco a Matteo Renzi, Beppe Grillo e Silvio Berlusconi con Salvini sicuro che «la Lega rimane l'unico baluardo del centrodestra». L'obiettivo «è esserci», ovvero superare lo sbarramento del 4 per cento che consente di portare dei parlamentari a Strasburgo. «Solo tre mesi fa - spiega Salvini - si celebrava il nostro funerale e si parlava di clausola “salva Lega” nella prossima riforma elettorale».
Piccata la reazione dell'assessore Pierfrancesco Majorino. «Mi hanno chiamato per sapere se Salvini potesse entrare alla Casa dell'accoglienza Enzo Jannacci di viale Ortles per l'ennesimo giretto elettorale sulla pelle della povera gente. Ho detto ovviamente di sì, perché è un rappresentante, comunque, delle istituzioni. E poi confido che qualcosa abbia imparato, visitando il centro». Per Salvini nel dormitorio sono ospitati extracomunitari «che hanno bisogno di aiuto», ma altri che «avrebbero bisogno dell'espulsione». Ma è «un orgoglio che Milano offra un tetto a migliaia di persone in difficoltà. E sono più di cinquecento gli italiani che vengono qua».