San Vittore: «Notte sognante» per Natale

Al tradizionale concerto delle Feste il debutto del nuovo direttore Siciliano

Elena Gaiardoni

Era un suo sogno tornare a San Vittore? «Questo è un mondo in cui è difficile avere un sogno» confessa Giacinto Siciliano, da ieri il nuovo direttore della casa circondariale, eppure un lembo sorridente si è steso per un'ora sulla rotonda del carcere con il concerto itinerante «In questa notte sognante» che per la sua undicesima edizione di concerto natalizio si è fermato nella mitica rotonda.

Il pubblico: il presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo con alcuni componenti della commissione carceri: Paola Macchi, Fabio Pizzul, Carolina Toia, Onorio Rosati, insieme a Giovanna Di Rosa, presidente del tribunale di Sorveglianza.

«Sono le mie prime parole come direttore di San Vittore e sono emozionato. Amo tre qualità: lavoro, confronto, integrazione». Cattaneo ha ringraziato Siciliano per la sua amicizia, ricordando che «un mese fa in Consiglio regionale abbiamo votato una legge, con uno stanziamento di 1 milione di euro, per dare respiro a queste iniziative culturali che danno valore alla persona».

Il concerto della P&M, dei due musicisti Pastore e Muto, comprendeva una serie di canti natalizi di varie tradizioni, oltre a canzoni scritte dai due musicisti. I detenuti dei V raggio si sono esibiti nelle parti corali. La serata, presentata da Fulvio Matone, direttore generale di Eupolis, è stata voluta dal comitato «M'impegno», rappresentato da Carmelo Ferraro: «Oggi siamo qui per fare bellezza, perché la bellezza salverà il mondo».

Chitarra, fisarmonica, flauto, tastiere hanno dato vita a una atmosfera unificante. Solo la musica con il suo linguaggio universale «crea comprensione nella Babele di razze di San Vittore» ha ricordato Carmela Mazzotta, vicedirettore del carcere. Al centro della rotonda un grande presepe nell'armonia della tradizione come la «Ninna Nana», «Tu scendi dalle stelle», una suonata della «Carmen» di Bizet, che hanno rammentato il sapore di tanti Natali trascorsi in famiglia, durante un'infanzia che forse non tutti gli uomini hanno avuto, e per questi uomini di certo è più facile sbagliare. «Ecco perché noi dobbiamo condannare l'errore, ma salvare sempre l'essere umano» ha concluso Cattaneo.