La Sanità fa ammalare la giunta

Forza Italia e Ncd contrari alla riforma leghista che rivoluziona l'assistenza. Pronta la proposta del Pd

Diplomazie al lavoro (e di gran lena) ieri al Pirellone dopo che il governatore Roberto Maroni ha messo sul tavolo la riforma della sanità griffata Lega. Malumore nel centrodestra. Ma se lo scopo era di dare un'accelerata alla rivoluzione promessa da tempo, l'effetto è stato raggiunto e le proposte arrivano a pioggia. Perché dopo quella firmata dal presidente leghista della commissione Sanità Fabio Rizzi, ora spunta il progetto di legge del Nuovo centrodestra e anche il Pd ricorda di averne presentato uno già a luglio. «Ammettere che bisogna tornare a investire sui servizi territoriali - dice Sara Valmaggi -, rivedere il rapporto tra pubblico e privato, costituire un assessorato unico, rendere i ticket correlati al reddito, sono proposte interessanti che il Pd ha messo sul tavolo per primo». Un gran movimento dovuto anche al fatto che si è scavalcato l'assessore alla Salute di Forza Italia Mario Mantovani, autore di una proposta che Maroni avrebbe dovuto confrontare con quella della sua collega alla Famiglia, la leghista Cristina Cantù e che i partiti lamentano di essere stati messi di fronte al fatto compiuto.

A far discutere è quella che rischia di essere una rivoluzione copernicana rispetto all'impostazione data nell'era Formigoni ai rapporti tra pubblico e privato con gli accreditamenti. Ora le convenzioni potrebbero prevedere controlli rigorosi e periodici sui servizi. «Un metodo - si lamenta un esperto di sanità vicino a Fi - quello della bozza leghista che rischia di marginalizzare i privati. E un controllo all'attività clinica ai limiti dello stato di polizia che assomiglia molto a quello che piace alla sinistra». Molto più morbida la posizione della coordinatrice regionale azzurra Mariastella Gelmini. «Non c'è spazio per battaglie di bandiera quando è in gioco la salute dei cittadini». Aggiungendo che il lavoro della commissione Sanità «investe» l'assessore Mantovani «della grande responsabilità di svolgere il ruolo della politica, ovvero perseguire una sintesi fra le diverse posizioni e interessi in gioco avviando, d'intesa col presidente Maroni, un confronto concreto e rapido con le forze politiche di maggioranza». Un passaggio importante, visto che tra le indicazioni della bozza presentata di Maroni c'è anche l'accorpamento in un unico assessorato della Sanità in capo a Mantovani e della Famiglia affidata alla maroniana Cantù.

«Il progetto di legge così come proposto non ci convince», attacca il capogruppo Ncd Luca Del Gobbo. Con il cardiologo e consigliere alfaniano Stefano Carugo che definisce un «pasticcio» l'integrazione tra sanità e sociale. «Noi siamo contrari a un modello “dalla culla alla tomba”. E gravissimo è anche pensare di assegnare un budget a persona per l'assistenza: questo significa che si passa da un meccanismo per cui chi più produce più incassa, a uno per cui chi più risparmia più guadagna. E questo è un rischio grave per la salute dei lombardi».

Da discutere anche la proposta di far pagare i ticket in base al reddito, il passaggio dalle attuali quindici Asl a cinque Assl che si occuperanno di gestione e non della cura. «Mi sembra uno schema - critica il capogruppo di Fi Claudio Pedrazzini - che guarda più all'organizzazione che all'evoluzione delle reali esigenze. Penso alla cronicità o a principi del libro bianco come la presa in carico». Non c'è scontro. Almeno per ora. E da Fi arriva a Maroni la proposta di affidarsi al metodo giù utilizzato per la legge sul Consumo di suolo. «Esaminiamo tutte le bozze e poi smussiamo gli angoli. Arrivando a una proposta condivisa».