SANTA TECLA La chiesa dimenticata in metrò

Solo un passante su cento la riconosce. Per qualcuno è una cisterna, per altri una «pietra scolpita a forma di oca»

Daniele Scurati

Quanta storia di Milano si nasconde nel metrò? A volte basta poco per fare cultura, ma le secche della burocrazia arenano anche le migliori intenzioni. E così il progetto di raccontare la «Milano romana», che nel sottosuolo cela anche un tratto di lastricato di una strada, tarda a realizzarsi per il classico balletto di responsabilità.
Santa Tecla
Cosa c'era prima del Duomo? La risposta si trova a quattro metri di profondità sotto il livello della piazza. Si tratta del complesso paleocristiano della basilica di Santa Tecla e del battistero di San Giovanni alle Fonti. «Qui nella Pasqua del 387 il vescovo Ambrogio diede ad Aurelio Agostino il lavacro della rigenerazione cristiana» dice la scritta in marmo posta all'interno dell'area archeologica. L'accesso è dalla controfacciata della cattedrale (il biglietto costa 1,50 euro). Ma parte dell'abside dell'antica basilica è visibile anche dall'omonima stazione Mm della linea rossa, a due passi dall'Atm Point. Fossimo in una città estera, il luogo dove il patrono ha battezzato Sant'Agostino sarebbe magnificato con dovizie informative. Ma quello che passa il convento è solo un'anonima porta a vetro senza insegne, facilmente scambiabile per un magazzino. Caso esemplare, ma anche dove la segnaletica è presente (nei pressi si può vedere anche parte dell'antica pavimentazione della basilica), appare fatiscente o illeggibile. «C'era un accordo con l'Atm per mettere dei cartelli informativi - sottolinea l'ingegner Benigno Mörlin della Veneranda Fabbrica del Duomo - ma poi non si è fatto più nulla». L'Atm a sua volta, fa sapere di aver dato da tempo la «disponibilità a sponsorizzare» il progetto di riqualifica della segnaletica per tutta l'area, ma attende il via libera da parte della Soprintendenza archeologica della Lombardia. Che chiamata in causa replica: «Abbiamo dovuto aspettare che si concludesse tutta la pulizia del cantiere - dice la responsabile milanese Anna Ceresa Mori -. Entro questa settimana o al massimo la prossima saranno messi i pannelli».
Il sondaggio
Fosse una vetrina di Prada o Fiorucci, avrebbe avuto degna attenzione. Ma l'aspetto dimesso non invita certo a buttarci l'occhio. Per curiosità, abbiamo allora invitato cento frettolosi passanti a fissare il misterioso monumento che si intravede dietro il vetro e a darci il loro responso. Il 33%, la maggioranza, ha dato una risposta imprecisata ma che non fa una grinza: «reperto archeologico». Il 26% si è trincerato dietro il classico «boh». Seguono il partito romano («Un edificio, delle mura, una strada?») e quello naturalista («C'è della roccia. Un sasso?»). Tra le riposte modello «La pupa e il secchione» c'è chi ci ha visto delle «rovine greche», «catacombe cristiane» o addirittura una «cisterna» e «una pietra scolpita a forma d'oca». Solo una persona (su cento) è riuscita a pronunciare il nome di Santa Tecla. Perché ciò che si vede è proprio una parte dell'abside dell'antica basilica. Eppure la via omonima è lì a quattro passi, ma il collegamento, evidentemente, è troppo arduo. «La chiesa sconta la sorte tipica degli edifici ipogei - commenta Adriano Bon, autore della innovativa guida su Milano edita dal Touring Club nella neonata collana Tracce -. Magari si va a Istanbul per vederne apposta uno, ma a casa propria si ignorano». «C'è poco da stupirsi - rincara la dose Marco Magnifico, amministratore delegato culturale del Fai -. I milanesi si disinteressano della propria città, che è vissuta solo come un grande ufficio».